non aprite quei file; Oliveiro e padre Salvatore: cupola della mafia e cupolone – 19.

che il vero vertice della rete mafiosa fosse la cupola di San Pietro lo sapevamo già, e il noi si riferisce ai pochi, anzi pochissimi che in Italia sono interessati a non vivere come servi di un potere di intrallazzi e corruzione; tutti gli altri che si divagano continuino a guardar le farfalline, magari quelle che si sono tatuati addosso.

ma un conto è saperlo attraverso mille illazioni e ricostruzioni susseguitesi negli anni, un conto è vederselo squadernato davanti con tanto di nomi e cognomi, come risulta dall’archivio informatico segreto di un commercialista, Paolo Oliverio, arrestato agli inizi di novembre assieme a due finanzieri e al Superiore Generale dell’Ordine di San Camillo, tale frate Roberto Salvatore.

che frate si chiama più nel senso mafioso del termine, non certo in quello religioso.

ce ne parlano oggi il Corriere e La Stampa (solo Repubblica, a sorpresa, tace), ed è lo scoperchiamento di un verminaio, che rivela ancora una volta la vera sostanza di questo paese dalla classe dirigente profondamente corrotta e ammanigliata col potere clericale, come centro di supporto e di coordinamento del malaffare.

* * *

Paolo Oliverio e Renato Salvatore avevano organizzato una impresa che non ritroviamo neppure nei romanzi di Balzac, ma piuttosto nelle storie di Rocambole di Ponson du Terrail: siccome c’erano le elezioni del nuovo Superiore Generale e padre Monks, un candidato di rinnovamento, aveva buone possibilità di spuntarla, fecero sequestrare al momento delle votazioni dai due finanzieri due frati suoi elettori, padre Antonio Puca e padre Rosario Messina: i due furono portati in una caserma della Guardia di Finanza per essere interrogati senza nessun plausibile motivo; diciamo pure che furono momentaneamente rapiti, e la loro forzata assenza fu determinante per far passare il candidato giusto. 

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storie più romanzesche e appassionanti, diciamo la verità, dell’incidente di Schumacher oppure dei delitti di turno con cui si cerca di distrarre il pubblico dei media dal fatto di vivere nel fondo di una fogna; ma le migliori penne del nostro giornalismo mica si esercitano ad appassionare il pubblico alle cose che contano davvero nella loro vita, perchè si traducono in sacrifici, povertà, soprusi quotidiani da parte di un apparato burocratico e clericale che li tormenta e li taglieggia in ogni modo.

al momento dell’arresto del frate, del suo commercialista e dei due finanzieri da parte del Pubblico Ministero di Roma, vengono sequestrati anche computer, tablet, smartphone e pen drive del commercialista, il quale per l’occasione pronuncia una frase degna di passare alla storia, come altre famose: 

«Non aprite quei file, che qui vien giù l’Italia».

e invece i file sono stati aperti, ma l’Italia corrotta, che lì dentro trova il suo ritratto, al momento è ancora tutta in piedi.

* * *

ci sta tutta l’Italia corrotta e corruttrice che conta lì dentro, quella di cui non riusciamo a liberarci in alcun modo, quella che si infiltra dappertutto: uomini dei servizi segreti; vertici della Finanza e delle forze dell’ordine; autorevoli prelati e imprenditori (c’è anche Paolo Berlusconi); esponenti della massoneria, come Flavio Carboni e suo figlio Marco; la banda della Magliana, quella che rapì la Orlandi; Lorenzo Borgogni, ex manager di Finmeccanica; decine di aziende, nella maggior parte dei casi intestate a prestanome e utilizzate per ripulire fondi di provenienza illecita; esponenti della ‘ndrangheta calabrese; il parlamentare del Nuovo centrodestra Alessandro Pagano (avete letto bene, stiamo parlando del partito che sostiene il governo Letta) e l’ex senatore Sergio De Gregorio, portato in parlamento dall’eroe della lotta alla corruzione Di Pietro e poi passato a pagamento a Berlusconi, sotto processo a Napoli per la compravendita dei parlamentari; “uomo di collegamento fra i due era Giuseppe Joppolo che curava i rapporti di De Gregorio con forze dell’ordine e forze armate e proprio per questo sarebbe entrato in contatto con Oliverio”. 

Oliveiro potrebbe essere stato «fonte» dei servizi segreti in alcuni casi (in poche parole li aveva a volte ai propri ordini) e disponeva di un software per le intercettazioni illegali: con questi strumenti costruiva numerosi report su personalità e affari, che poi archiviava diligentemente nel suo computer, come strumenti della sua azienda del ricatto politico-affaristico-mafioso.

la ciliegina sulla torta? Oliveiro, risulta da uno dei suoi stessi rapporti segreti, avrebbe «risolto» un caso di violenza sessuale di un religioso: convinta la vittima a non presentare denuncia.

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un quadro simile rischia di portare con sé un’immagine distruttiva di questo paese e della chiesa cattolica, che appiattisce tutti i contorni: nella notte della corruzione non tutte le vacche sono uguali, però.

e tuttavia, se ad ogni scandalo che si ripete non si trova il rimedio di un repulisti generale, nello stato e nella chiesa cattolica, che si rivelano ancora una volta una cosa sola, alla fine il giudizio è giustificato.

anche gli onesti, se non si liberano dei disonesti, diventano colpevoli.

2 risposte a “non aprite quei file; Oliveiro e padre Salvatore: cupola della mafia e cupolone – 19.

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