Tsipras, i pro e i contro per il prossimo voto alle europee – 92.

la sinistra italiana, l’area di cui mi sento pur sempre un figliol prodigo, è in agitazione: essendo incapace di mettere la sordina ai personalismi ridicoli e ai dogmatismi settari che la affliggono da cinquant’anni, cerca all’estero il proprio salvatore e al momento lo ha trovato in Tsipras, il leader del secondo partito greco, che ha buone possibilità di diventare il primo partito alle prossime elezioni, grazie alla credibilità di questo leader nel suo paese.

Tsipras è venuto ieri in Italia ad una manifestazione a Roma che dovrebbe lanciare una lista che si richiami a lui nelle prossime elezioni europee: lista che deve raccogliere 150mila firme in tutta Italia (ed è oggi a quota 19mila) e che lo candiderà a Presidente della Commissione Europea, ed è l’unica che in astratto potrebbe votare un elettore deluso come me, a condizione assoluta che non vi fosse Vendola lì dentro.

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la cronaca dell’incontro, che ritrovo stamattina sul blog Il simplicissimus, in un post che ha tutta l’aria di essere stato scritto da un testimone oculare, è tuttavia deprimente; d’altra parte possiamo considerare questo stesso post come l’inizio del solito bombardamento interno all’ultra-sinistra italiana, capace di fare soltanto una cosa: farsi del male da sola:

A Parigi Tsipras  va ad un incontro con Melenchon in cui si suona l’Internazionale, in Italia al Valle occupato la musica non c’è, soprattutto quella che potrebbe mettere in imbarazzo tutti gli ideatori, primi firmatari e candidati in pectore della lista con il suo nome che dopotutto hanno da difendere posti e posizioni nelle università, nell’editoria, nei giornali. 

Tsipras sembra un po’ un leader in leasing, la foto di copertina della crisi della sinistra incapace di trovare personaggi di spessore autoctoni, unità d’intenti.

È proprio il successo di Tsipras che ne fa un probabilissimo premier di Atene e perciò stesso un improbabile leader di un movimento politico che ha bisogno di spazi ideali e di proposta più ampi, radicali ed efficaci.

Quei pochi che lo hanno ascoltato in streaming al Valle si saranno accorti che Tsipras parla da futuro primo ministro greco impegnato in un giro di conoscenze in Europa.

e con questo Il simplicissimus ha dato fondo a tutta la sua antipatia e anche Tsipras è sistemato: il resto del post è infatti una lunga e burocratica analisi su perché le proposte di Tsipras sono insufficienti, unite al dileggio perché per essere realizzate avranno bisogno, naturalmente, del 51%, che non mancherà certamente a proposte più radicali delle sue.

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del resto la fauna politica in platea a sentire Tsipras a Roma era talmente deprimente da far sì che il pubblico fosse prevalentemente di mezza età, e quando Tsipras ha detto che non farà la fine di Ingroia, il povero di spirito era però in platea ad applaudirlo; metti mai, che al traino di Tsipras la sua lista superi quel 2% di voti che ha disperso togliendoli alle liste antiberlusconiane nelle ultime elezioni: perfino al Senato, dove è mancato completamente il senso di responsabilità di non presentarsi sapendo che si sarebbe rimasti un 6% di voti al di sotto del quorum per entrarci.

siccome personalmente ritengo che chi fa un errore di valutazione simile si debba ritirare a vita privata per sempre, non so come farò a superare l’imbarazzo che mi provoca dovere dare il mio voto a Tsipras passando attraversi personaggi simili; l’unica candidata che stimo e rispetto sinora, a quanto ho sentito, è effettivamente Barbara Spinelli.

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Tsipras ha un programma politico chiaro, che a destra e al centro verrebbe definito volentieri populista, concetto il cui abuso identifico con la puzza sotto il naso di chi sa di essere impopolare.

aggiungo che il nucleo politico fondamentale di questo programma lo condivido, almeno per una parte, e lui lo esprime nella intervista rilasciata a Repubblica, così:

È favorevole o no al ritorno della dracma? Un pezzo di Syriza sì.

“L’abbandono della moneta unita non è la via d’uscita. Lavoriamo piuttosto a un nuovo patto sociale continentale per l’occupazione e lo sviluppo”.

la prima frase di questa risposta è anche mia; la seconda no.

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il mio personale progetto politico è un altro:

“Lavoriamo piuttosto a un nuovo patto sociale continentale per un’austerità sociale equilibrata”.

fino a che la sinistra europea non avrà il coraggio di affrancarsi dalla demagogia di chi continua ad affermare che un ulteriore sviluppo è possibile, e dunque a cercare il suicidio del pianeta, io non posso accettare come mio il suo progetto politico.

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potrebbe bastare, ma approfondisco ancora un passaggio di questa intervista:

Cosa si dovrebbe fare allora?

“Una conferenza europea per il debito, sul modello di quella del ’53 che cancellò gran parte del debito della Germania postbellica, dandole la spinta necessaria per il miracolo economico. La Bce dovrebbe funzionare come una vera banca centrale, simile a quella americana, che presti agli Stati e non solo alle banche. Poi legiferare affinché si separino attività commerciali e quelle di investimento delle banche. È urgente varare un New Deal europeo, un piano di investimenti pubblici per lo sviluppo. Gli attuali vertici della Ue hanno utilizzato la crisi per imporre il modello del capitalismo neoliberista, scatenando un attacco senza precedenti al mondo del lavoro”.

non basta una conferenza europea sul debito: essa potrebbe decidere soltanto sui debiti interni all’Unione e in particolare sui debiti dei paesi più deboli verso quelli più forti.

occorre una confenreza mondiale sul debito che definisca una linea comune dei popoli e dei governi nei riguardi del debito internazionale che va semplicemente cassato con una decisione mondiale condivisa che non lasci vie di fuga agli speculatori.

non serve nessun New Deal europeo per lo sviluppo.

serve un progetto radicalmente nuovo che stabilizzi la produzione e la popolazione garantendo le fasce deboli ed evitando il collasso sociale.

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e allora?

una volta spiegate le differenze parziali della mia personale visione politica da quella di Tsipras non ne deriva però che io non possa votare la sua lista.

non posso crogiolarmi nel dogmatismo di chi è disponibile a votare soltanto per qualche fotocopia di quel che pensa; so bene che ci vorrà tempo perché l’evidenza delle idee che propongo si faccia strada: ci vorranno lacrime e sangue e non ci rassegnerà ad un progetto per la decrescita controllata fino a che non ci sarà l’assoluta evidenza della sua inevitabilità (sempre che allora, però, non sia già troppo tardi).

nel frattempo non intendo isolarmi nella torre d’avorio o la colonna da stilita delle mie meditazioni…

* * *

le elezioni sono sempre una scelta di fatto fra diversi mali possibili e, se il voto non è truccato da leggi truffaldine ed anti-costituzionali, si sceglie il male minore per non far prevalere il male maggiore.

non escludo quindi di votare la sua lista, ma è presto ancora per una decisione: molto dipenderà da come sarà fatta e dai nomi che verranno proposti.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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