involuntary disclosure: se la collaborazione con Renzi e’ involontaria – 589.

ho sempre trovato troppo cinico l’invito maoista a bastonare il cane che affoga.

quindi non lo applichero’, ora, assistendo al rapido e previsto tramonto di Renzi: questo teppistello da sacrestia e intrallazzatore di media provincia toscana, incomprensibilmente lanciato da Marchionne e De Benedetti ai vertici del potere, ai quali si rivela penosamente inadeguato.

dedichero` invece questo post a segnalare invece uno dei suoi effettivi successi, applicando il parce sepultis.

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parlo dei risultati della “collaborazione volontaria” (voluntary disclosure, o ironia delle parole…) introdotta da un decreto del governo durante l’estate.

per essere piu` precisi, si tratta di un Decreto applicativo della Legge 23/2014, approvata l’11 marzo 2014.

poiche’ il governo Renzi entro’ in carica il 22 febbraio, la norma era stata avviata dal governo precedente, di Letta.

piuttosto, e` da notare che il governo Renzi ha impiegato un tempo incredibilmente lungo per arrivare a emettere i relativi decreti, senza evitare il copo gobbo di un codicillo pro Berlusconi, stoppato all’ultimo momento.

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questo decreto consente a chi detiene illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciandoli spontaneamente all’Amministrazione finanziaria.

la scadenza originariamente prevista era al 30 settembre, poi e’ stata prorogata al 30 novembre.

sono arrivate quasi 130mila istanze di adesione, nella metà dei casi dalla Lombardia, e quasi il 70% delle attività rientra dalla Svizzera.

il che dimostra il ruolo centrale del recente accordo con questo paese, firmato il 23 febbraio scorso, che prevede la caduta del segreto bancario svizzero a partire dal 2018.

e’ vero che, andando a spulciare, si trovano le previsioni di allora dell’emersione di un nero di 150 miliardi, con un attivo per lo stato di 6,5 miliardi di euro; lasciate pure che la stampa filo-renziana parli di previsioni di incassi di 500-600 milioni; semplicemente non e’ vero.

dalle domande arrivate e’ invece emersa una base imponibile di 60 miliardi e un quarto di questi e’ rientrato in Italia, ma il maggiore incasso per lo stato resta consistente, attorno ai 4 miliardi di euro.

4 miliardi di evasione fiscale in meno: in ogni caso una buona notizia.
adesso sarebbe interessante sapere che cosa ne farà Renzi.
per ora gli serve per abolire la tassa su yacht e imbarcazioni di lusso, pare.
. . .
bene, e adesso che ho pagato il mio tributo all’obiettivita`, fatemi continuare dicendo peste e corna, come mi viene meglio, effettivamente.
sento Renzi e la Boschi che sfottono l’opposizione sulla mozione di sfiducia alla Camera; rispondono: vedremo chi ha la maggioranza.
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neppure si accorgono che stanno mettendo sotto i riflettori l’incostituzionalita` della legge elettorale che ha prodotto questa Camera: in Italia, togliete i grillini, i leghisti, i berlusconiani e la sinistra, e il renzismo resta minoritario nel paese,
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se non e’ minoritario anche alla Camera, come dovrebbe, non ci sarebbe da vantarsene, ma da vergognarsene.
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concludo citando, a stralci, un blogger col quale, a sorpresa, questa volta mi trovo d’accordo, ma di solito ci dividono inasanabili dissensi sia politici sia stilistici – e questo e’ ancor peggio.La porta santa del renzismo si è aperta, ma dalla sala è uscito un terribile lezzo di decomposizione: tra assenze di selfie indispensabili e goliardate verso i giornali non graditi, blindature per tenere alla larga le proteste dei fregati dalle banche, soprattutto dal corpo (…) della Boschi, epicentro fattuale e simbolico del dramma, oltre che mentitrice ad oltranza, sfolgora la totale assenza di idee del leader, la dialettica miserabile tra il “nuovo” sempiternamente promesso e il debordare dell’immobilismo e dell’apparato affaristico politico: un insieme che nel complesso è un oltraggio alla democrazia.

Per la verità sono caratteri da sempre presenti nel bimbominchismo del premier, (…) la differenza vera è che questa emulsione nefanda di improvvisazione, incompetenza, subalternità totale ai poteri finanziari e comunque esterni, cialtroneria, tracotanza idiota e nullaggine politica, non sembra più incontrare l’entusiasmo incondizionato della classe dirigente e quindi le fesserie prima spacciate come perle di speranza e cambiamento adesso sono passate in bigiotteria (…). Forse ci si sta rendendo conto che Renzi è troppo al di sotto delle aspettative, forse si è capito che aver puntato su una egotistica nullità appena creata e messa in pista grazie al sistema mediatico è stato un grave errore (…).

io personalmente lo dico in modo piu` semplice: la missione di Renzi era di liquidare il grillismo, ma non ci sta riuscendo; quindi i poteri reali si stanno dividendo fra chi pensa di cambiare cavallo e chi di giocare su di lui tutte le carte di elezioni anticipate (che pero` farebbero saltare la riforma costituzionale: bel pasticcio: a meno di non farli coincidere, come consiglia la necessita` vitale di alzare il numero dei votanti al referendum).

O forse Renzi, Berlusconi boy nell’anima ma navigante per interessi di famiglia in acque masso – catto – piddine, è stato fin da subito nient’altro che una testa d’ariete per sfondare le resistenze della democrazia, un peso però di cui disfarsi nel momento in cui le mirabolanti promesse cominciassero a rivelarsi bolle di sapone.

Ma (…) Renzi (…) rimane frutto di un errore (…) del suo ambiente di riferimento e dei suoi padrini: credere che effettivamente ci sarebbe stata a partire dal 2014 una ripresa economica reale da sfruttare a fondo per trasformare il Paese (…). Il guappo di Rignano e i suoi, illusi dagli illusionisti del liberismo, hanno pensato che se non si mandava a casa Letta in tutta fretta sarebbe stato il pallido premier di Vedrò a beneficiare dell’immancabile ripresa e invece di attendere e di prepararsi a un cambio della guardia nei tempi dovuti, hanno addentato subito l’osso.

Invece il 2014 è stato lacrime e sangue, mentre il 2015 ha fatto segnare una ripresa al microscopio pur in presenza  di una congiuntura mai così favorevole: euro basso, petrolio bassissimo, quantitative easing della Bce. E il 2016 non sarà meglio, ma peggio a sentire tutti gli analisti seri e guardando al raffreddamento sempre più evidente del commercio mondiale. Senza parlare dei tremori di nuove bolle.

Tutto questo rischia di mettere in crisi lo sfascio istituzionale perseguito con l’Italicum e l’orrendo pasticcio senatorio, ma anche di smascherare il “giosatt” direttamente dettato a Matteo da Confindustria come strumento per tagliare i diritti e la dignità del lavoro piuttosto che per aumentare i posti, prova ne sia che ci sono più contratti a tempo determinato di prima, nonostante i grandi vantaggi in termini di risparmio fiscale per le aziende (spesso superiori allo stesso salario) per assunzioni “indeterminate” anche part time. (…)

Ciò probabilmente indurrà Renzi a tentare la strada delle elezioni politiche prima di aver consumato tutto il credito, cosa suggerita dall’inizio di sperperi mirati e indulgenze, mentre probabilmente altri poteri lavorano a un cambiamento di cavallo al di fuori delle pericolose urne che possa in qualche modo falsificare la data di scadenza delle riforme, rinnovandole l’appeal attraverso un altra faccia e una nuova compagnia cantante di governo.

Qualcuno suggerisce che il vento sia cambiato dopo le ultime giravolte renziane su guerra in medio oriente e Russia: non stupirebbe di certo, ma è probabile che certe posizioni siano state suggerite da altri vuoi per imbastire un vuoto simulacro di dibattito in seno alla Nato, vuoi per  mandare avanti il bullo che tanto non conta nulla per coprire ben più corpose, anche se sotterranee opposizioni alle strategie dell’impero.

Ma ho l’impressione che le parole d’ordine siano cambiate soprattutto per il timore che i compagni di merende, Pd renziano e vecchio blocco berlusconiano confluiti nel partito della nazione, finiscano scalzati dal potere in mancanza di cambiamenti concreti della situazione e in mezzo all’esplodere del malaffare politico affaristico come è evidente dalla vicenda delle quattro banche. (…)

Forse assisteremo a un braccio di ferro fra due bracci di argilla.

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