27. la dilatazione dell’elastico – 15 dicembre 2005.

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questo e’ un post di dieci anni fa del quale vado particolarmente fiero, diciamolo onestamente.
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siamo nel dicembre 2005, poco meno di tre anni prima dell’inizio della grande crisi economica mondiale che stiamo ancora vivendo, e io lancio, quasi all’inizio della vita di questo blog, il mio grido di allarme, prevedendola; si`, prevedendola.
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mica ho molto chiaro nei dettagli come scoppiera` la crisi (onestamente, i derivati neppure sapevo quasi che esistessero), pero’ sento che sta per arrivare ed individuo con chiarezza il campo nel quale si sviluppera`, dicendo che sara’ una crisi del debito.
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dunque una persona comune puo` arrivare a capire le tendenze di fondo del mondo in cui vive, semplicemente usando il suo senso critico e senza farsi spaventare dai sequestratori della democrazia e della ragione che vorrebbero convincerci che la comprensione dei fenomeni economici e’ strettamente riservata a loro, gli esperti, che lavorano al servizio dei potentati economici globali, e che all’uomo comune non resta che subire.
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non solo, ma la semplice e pura ragione applicata ai fatti attuali ci dice nello stesso tempo che l’economia moderna vive soltanto come economia del debito e che questo nello stesso la condanna (altro che presunto neo-keynesismo).
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perche’ l’economia globalizzata vive nella presunzione dell’espansioone infinita, ma l’espansione infinita del debito non e’ possibile.
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valeva dieci anni fa; figurarsi se non vale anche oggi.

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Bortocal @ 2005-12-15 – 20:15:57

cresce ancora il costo del denaro negli Stati Uniti, dove il 12 scorso la banca centrale – la Federal Reserve – ha alzato il costo del denaro di 0,25 punti.

è il tredicesimo rialzo di fila dal giugno 2004.

l’ultimo era stato deciso il 3 novembre scorso.

e si dice già che sono possibili nuovi “ritocchi”, come pudicamente vengono chiamati questi aumenti.

“Alcune ulteriori e contenute strette potrebbero probabilmente rendersi necessarie”, viene annunciato ufficialmente.

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ora vediamo tutte le stranezze di questa situazione:

a) la prima è che la reazione della Borsa di Wall Street è stata positiva: in rialzo tutti gli indici.

ma come? il costo del denaro diventa più caro e coloro che commerciano in denaro, gli speculatori di borsa, si fregano le mani tutti contenti? per loro procurarsi denaro per giocare in borsa diventa più costoso e loro prevedono di guadagnarci di più?

la spiegazione della stampa è che la Borsa ritiene che ormai la stagione di questi rialzi stia per concludersi.

strana spiegazione, dato che invece si sta dicendo esattamente il contrario, come abbiamo appena visto.

ma è come se gli operatori di borsa dicessero che più su di così non si può andare e dunque sperassero che i rialzi siano giunti alla fine: insomma, si tratterebbe più della speranza che finisca un malessere che sta diventando insopportabile che di una analisi razionale.

se non è poi semplicemente una manovra concertata per illudere i gonzi e realizzare profitti vendendo al rialzo prima dell’inevitabile abbassamento.

b) la seconda è che di conseguenza all’aumento del rendimento del denaro investito in dollari il valore dell’euro continua a scendere e un euro si scambia ormai con meno di 1,20 dollari, rispetto agli oltre 1,30 dollari necessari per acquistare un euro ancora quest’estate.

la stranezza è che questo ovviamente sta rendendo i prodotti europei via via più competitivi rispetto a quelli americani.

insomma la stranezza sta nel fatto che la Banca Centrale americana sembra che stia lavorando a favore dell’economia europea, dove infatti appaiono di rimbalzo blandi segni di miglioramento nei paesi guida (Italia esclusa, quindi).

c) la terza stranezza sta nelle formulazione del comunicato della Federal Reserve:

“Negli ultimi mesi l’inflazione è rimasta relativamente contenuta e le aspettative di inflazione di lungo periodo restano moderate”.

questo significa che non ci sarebbe nessun bisogno di alzare i tassi di interesse, dato che questo si fa appunto quando c’è bisogno di frenare l’inflazione e non quando l’inflazione è stabile.

“Ciononostante, il possibile aumento nell’utilizzo delle risorse, così come gli elevati prezzi energetici, possono potenzialmente tradursi in pressioni inflattive”, continua il comunicato.

dunque chiaramente l’origine di questa stretta monetaria non è interna, ma esterna: l’alto prezzo del petrolio (e questo è chiaro) così come il “possibile aumento nell’utilizzo delle risorse”, e questo è molto più oscuro.

quali risorse?

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pochi hanno chiaro che da anni gli Stati Uniti stanno vivendo ampiamente al di sopra delle loro possibilità economiche accumulando un debito pubblico mostruoso, che fa impallidire quello dell’Italia.

ma, a differenza del nostro paese, che è marginale, gli Stati Uniti hanno potuto risolvere molto facilmente questo loro problema, semplicemente stampando dollari, dato che c’è sempre nel mondo qualcuno disposto ad acquistarli.

in questo modo gli Stati Uniti trasferiscono continuamente all’estero i loro debiti, dato che chi compra i dollari compra i debiti degli Stati Uniti.

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dunque la Federal Reserve teme che Bush risolva i problemi del bilancio americano e dei costi delle guerre in corso semplicemente stampando nuove “risorse”, cioè nuova carta moneta, il che genererebbe inflazione, cioè farebbe crescere i prezzi. o per dirla più chiara: non è che lo tema, ne è sicura, perchè Bush non può fare altro.

come ho già spiegato altra volta il principale acquirente di dollari americani nel mondo era fino a poco fa la Cina, grazie al fatto che la sua moneta aveva col dollaro un rapporto fisso, ma da qualche mese la Cina si è stufata e ha sganciato la sua moneta dal dollaro.

a questo punto gli americano, se vogliono far comprare i loro dollari, cioè i loro debiti, all’estero debbono promettere a coloro che se li accollano interessi sempre maggiori.

solo a questo prezzo i risparmi dei capitalisti degli altri paesi del mondo continueranno (fino a quando?) ad alimentare questo flusso di carta moneta.

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come fanno gli acquirenti di dollari ad essere sicuri che questa moneta non venga entro breve termine travolta da una crisi di credibilità pari a quelle del peso argentino o di qualche altro paese del terzo mondo?

mah, la fiducia in questo momento è alimentata soprattutto dalla continua ostentazione della forza militare americana, anche se queste continue tragiche esibizioni muscolari della potenza distruttiva degli Usa dovrebbero invece terrorizzare gli acquirenti, perché sono la pubblica manifestazione di un indebitamento sempre più folle, dato che anche le guerre costano.

da tempo le vittorie militari del resto possono rivelarsi vittorie di Pirro nel campo dove veramente si vince e si perde nel mondo di oggi, cioè nell’economia: l’URSS vinse la guerra in Vietnam, ma il successivo impantanamento in Afghanistan la spinse ancora vittoriosa al collasso; si può fare l’ipotesi che anche gli USA siano sovrastati da un simile rischio, cioè di arrivare allo sfacelo passando di guerra vittoriosa in guerra vittoriosa?

le guerre – tranne che nelle fasi iniziali di costruzione degli imperi – non sono un segno di buona salute degli imperi stessi, e in particolare nella loro fase matura, dato che quando gli imperi sono davvero forti e potenti non hanno bisogno di combattere per affermare il loro dominio, e invece le guerre confinarie diventano necessarie quando l’impero maturo comincia a sgretolarsi.

(ricordate l’impero romano? guerre esterne di espansione fino a Cesare che finì di costruirlo e poi pace esterna quasi completa (con la parentesi di Adriano) fino a Marco Aurelio, quando le guerre esterne riprendono alla grande, in chiave ormai difensiva, ed è l’inizio della fine).

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ed ecco, per tornare all’argomento e concludere, la nota diffusa dalla Fed evidenzia che “malgrado gli elevati prezzi energetici e l’impatto degli uragani, l’espansione dell’attività economica appare solida”.

è come se dicesse: l’economia sta ancora bene, ce lo possiamo permettere di alzare ancora un poco i tassi senza andare in crisi.

ma quanto potrà durare?

dalla Borsa si leva il grido: Adesso basta, non possiamo andare oltre.

intanto anche l’economia americana rallenta lievemente, pur se rimane ancora in sviluppo.

eppure vedendo tendere un elastico ci si chiede sempre a che momento avverrà la rottura.

2 risposte a “27. la dilatazione dell’elastico – 15 dicembre 2005.

  1. Incredibile….e beh…non solo eri, e sei, aggiornatissimo ma hai anche la capacità di conoscere la finanza, l’economia….
    e non solo quella nostrana…

    Che devo dire chapeau sempre!

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