[Krammer] Umani

Non ti offendere se ti chiamo scimmia, amico.
Tutti siamo scimmie: sappiamo contare – e nemmeno tutti – ma non sappiamo contare nulla di più.

2 risposte a “[Krammer] Umani

  1. del resto anche le scimmie, ma perfino i passeri, sanno contare.

    anzi per le scimmie e` certo che sanno anche calcolare.

    la differenza fra noi e loro sta nel linguaggio verbale, che permette a noi di usare dei grandi numeri, praticamente solo verbali, e perfino dei numeri che non esistono come l’infinito o lo zero.

    ecco una testimonianza:

    L’aritmetica delle scimmie – sanno contare come noi

    CHICAGO – Ecco un nuovo elemento da aggiungere alla lista delle cose che ci legano al mondo animale, in particolare a quello delle scimmie. Anche loro infatti saprebbero contare, o comunque distinguere tra diverse quantità numeriche. Lo dimostra un esperimento condotto dai ricercatori della Duke University di Durham (North Carolina), secondo il quale i nostri parenti animali più prossimi avrebbero una sorprendente agilità mentale nel riconoscere numeri e fare piccole somme. Lo studio è stato condotto in curioso parallelo tra primati e studenti volontari e i risultati ottenuti sono stati sorprendenti.

    Nell’esperimento alle scimmie è stato chiesto di fare rapide addizioni mentali: il 76 per cento degli animali ha risposto positivamente, contro il 94 per cento degli studenti, cui era stato chiesto di fare la stessa cosa. Una differenza di percentuale irrisoria, che secondo gli scienziati americani suggerisce una comune propensione al calcolo.

    “E’ noto che gli animali sanno riconoscere le quantità, ma la vera sorpresa sta nella loro capacità di realizzare calcoli matematici come l’addizione”, ha spiegato Jessica Cantlon, ricercatrice al Centro di Neuroscienza cognitiva della Duke University. “La nostra ricerca dimostra proprio questo”.

    Lo studio, pubblicato nella rivista Public Library of Scienze Biology, arriva poco tempo dopo quello di un gruppo di ricercatori giapponesi, che ha dimostrato come i giovani scimpanzé abbiano una memoria di breve termine migliore di quella dei loro colleghi studenti. L’indagine americana però si è spinta oltre, dimostrando che i primati possono non solo analizzare l’informazione, ma anche riprodurla. Non solo: secondo gli studiosi, l’aritmetica potrebbe essere parte integrante del nostro comune passato evoluzionistico.

    L’esperimento. I giovani primati, sottoposti ad esperimenti mnemonici, hanno dimostrato di essere in grado di ricordare brevi modelli matematici apparsi in successione su uno schermo di computer, meglio dei loro “rivali” umani.

    Nell’esperimento, condotto dai ricercatori della Duke University, le scimmie e gli studenti sono stati messi davanti a un computer che mostrava due file di punti in successione.

    La schermata successiva conteneva due scatole, l’una con la somma esatta dei due blocchi di punti, l’altra con un numero diverso. Le scimmie (e così anche gli studenti) dovevano rispondere indicando la somma esatta tra le due. Solo che, a differenza dei “colleghi” umani, venivano ricompensate con una bevanda zuccherata per ogni risposta esatta; agli studenti invece era stato chiesto di non contare ad alta voce i puntini.

    I risultati. Tanto i ragazzi che i macachi hanno fornito le risposte in un secondo circa: e questo è solo l’inizio di una serie di similitudini. Entrambi infatti hanno impiegato più tempo e fatto più errori quando nelle due scatole da selezionare c’erano cifre simili.

    “E’ quello che noi chiamiamo “effetto proporzione” – ha spiegato la Cantlon – ma ciò che è sorprendente è come entrambe le specie subiscano l’effetto-proporzione nelle stesse modalità”.

    Secondo gli studiosi americani, dunque, tutto ciò rientrerebbe in una capacità aritmetica cosiddetta “non verbale”. L’addizione infatti è una operazione matematica che implica due o più rappresentazioni quantitative (gli addendi) combinate per formare una nuova rappresentazione (la somma). Questa abilità sarebbe connessa alla capacità umana di esprimersi tramite il linguaggio.

    Questo esperimento, invece, dimostrerebbe l’esistenza di una capacità addizionale “non verbale”, vale a dire intuitiva, che i primati hanno dimostrato di avere in più occasioni, all’interno del laboratorio della Duke University.

    Messi di fronte a due file di quattro limoni, infatti, hanno imparato a riconoscere la quantità stabilita di “otto” frutti. Tanto da rimanere in attesa, di fronte ad una fila di soli quattro. Quasi come a dire: quando arrivano gli altri limoni?

    (18 dicembre 2007)

    ciao!

    • ops non avevo più letto questa tua risposta, sorry:-/

      ero già ben consapevole di quanto riporti, il mio era solo un gioco di parole senza pretese🙂

      alcune scimmie hanno una memoria di lavoro più flessibile e potente della nostra di uomini adulti, e questo le rende in certe situazioni ben più creative di quanto possa risultare una persona media.
      dipende sempre dagli schemi mentali che ci condizionano: la nostra memoria esperienziale e culturale ci dà risposte immediate e metodi d’azione preconfezionati, ma ci rende anche più rigidi nella pratica del cosiddetto pensiero laterale.

      noi umani abbiamo appunto sviluppato il linguaggio simbolico, come una trama che tessiamo finemente nella mente e che ne dà forma anche molto complessa, condizionandola. mi sovviene a tal proposito l’immagine delle ragnatele🙂

      le scimmie sono associabili ai bambini piccoli, molto più elastiche ma con meno esperienza “storica” dal momento che i loro ricordi sono per lo più legati a percezioni sensoriali ed emotive, e non come nel nostro caso anche dai complicati racconti intrecciati attraverso il linguaggio, più o meno logici.

      sulla capacità di contare, solo uno studioso cretino può pensare al giorno d’oggi che la capacità cognitiva di riconoscere i numeri sia strettamente legata all’esercizio del linguaggio (e dei nessi di causa-effetto): solo perché lo rappresentiamo per convenzione e ovvia comodità in modo tale, il pensiero matematico non è per nulla attribuibile ad una esclusiva area mentale.

      le zone cerebrali che sottendono al semplice “calcolo” di poche unità sono per lo più visive ed immediate.
      nel caso dell’essere umano percepiamo direttamente fino a circa 6-7 entità distinte, oltre siamo generalmente costretti a contare.
      e qualche persona fa eccezione, così come qualche persona fa eccezione riuscendo a fare calcoli incredibilmente complessi in modo quasi altrettanto immediato, utilizzando funzionalità cognitive che restano per lo più sconosciute alle persone “normali”.
      le funzionalità cognitive sono paragonabili ai metodi di calcolo matematico: a partire dallo stesso input si può ottenere l’output corretto utilizzando approcci e tecniche completamente diverse.
      anche la stessa memorizzazione è il risultato di un guazzabuglio di funzionalità delle più disparate nel cervello di un uomo, più o meno efficaci, veloci e durature.

      è un errore ritenere a priori che gli animali evolutivamente più simili a noi non siano in grado di svolgere molte delle operazioni mentali che riteniamo, scioccamente, essere di nostra esclusiva peculiarità🙂

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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