I discutibili e la Resistenza inutile – 321.

la prima verifica della tesi che vado a sostenere nel post sta nel moto istintivo di rigetto che coglierà il lettore eventualmente di passaggio su queste pagine alla sola vista del titolo.

ripulsa, fastidio, puzza di retorica, che indurranno a saltare la discussione.

pazienza, speriamo che almeno qualcuno resti.

* * *

questo post nasce dalla voglia di confrontarmi (quasi militarmente…, buon sangue non mente 🙂 ) con una affermazione che circola tra le menti più giovani brillanti ed attive di questa piattaforma: quelle che hanno dato vita al blog collettivo I discutibili.

sono menti portatrici di una cultura datata anche loro (quasi nessuno riesce davvero a sfuggire alla condanna quasi biologica di essere una voce individuale della mentalità della sua generazione): se si va qualche volta nei blog scritti da ventenni, si respira un’aria che è completamente diversa, vorrei dire più indeterminata ed aperta. 

ma, ahimé, i trentenni di oggi sono irrimediabilmente segnati dal berlusconismo, anche se non se ne accorgono: girano come se una strana dittatura avesse imposto ai nuovi nati delle mutilazioni di massa, che ne so il taglio del naso per impedire alla popolazione di sentire la puzza di fogna…

una specie di circoncisione del cervello che li rende strani agli occhi di chi non l’ha subita, ma che appare loro perfettamente naturale, anzi la forma caratteristica e civile dell’essere umano.

sono uscito da quel blog di gruppo quando proposi che i valori costituzionali fossero la sua linea editoriale e la proposta apparve una stranezza tale da non essere considerata neppure degna di risposta: ah, le generazioni!

* * *

secondo la circonsione mentale berlusconiana la distinzione tra fascismo e antifascismo, tra bene e male (con tutte le sfaccettature del caso, fra Uomini e no) era grottesca e ridicola, e il messaggio è passato.

ecco che anche chi si sente soggettivamente anti-fascista (il mio amico redpoz, se posso ancora permettermi di chiamarlo così e non si offende se lo faccio ancora) scrive un post da par suo per sostenere, molto dottamente e perfino con una competenza specifica molto alta, una tesi che a me, rozzo lettore dell’anti-fascismo da anni Sessanta, appare aberrante.

aberrante è alla mia sensibilità questo passaggio, espresso con la massima naturalezza del mondo, ma non per questo meno insensato (eccolo il problema della circoncisione mentale): premesso che la società fascistizzata è un regime oppressivo, contestato e combattuto, e di conseguenza, il cambiamento di regime quasi sempre violento o comunque altamente conflittuale, per redpoz il problema si pone in questi termini:

La società di un regime simile è una società divisa, polarizzata fra sostenitori ed oppositori.

Dunque, un problema (se non il problema) che si affronta nella transizione, è quello di superare questa polarizzazione e costruire una società con basi comuni, con una condivisione.  (…)

In tutti questi casi, v’è un dato che accomuna le transizioni: l’esigenza di costruire una narrazione comune dei fatti.

Senza questa, difficilmente si potranno superare le radicali divisioni.

Senza questa, difficilmente il nuovo regime potrà vivere senza conflittualità.

Senza conflittualità, perché a differenza del precedente regime, quello nuovo mira ad essere inclusivo fino ai suoi limiti massimi (in Germania, ad esempio, esiste la clausola di salvaguardia contro i partiti “antisistema”, art. 21 GG).

incomprensibilmente qui redpoz introduce come prova della inclusività proprio l’art. 21 della Costituzione tedesca che la nega:

Art. 21 c. 2

I partiti che per i loro scopi o per il comportamento dei loro aderenti mirano a danneggiare l’ordinamento fondamentale liberale democratico o a eliminarlo o a mettere in pericolo a stabilità della Repubblica Federale di Germania sono contrari alla costituzione. Alla domanda sulla incostituzionalità risponde la Corte Costituzionale Federale.

un inciso: basta leggere qui e ci si rende conto quanto è ridicola l’affermazione che la nostra è la Costituzione più bella del mondo: noi mettiamo fuori della Costituzione il fascismo con una mera affermazione di principio; qui si individuano anche gli strumenti concreti per farlo.

incomprensibile ancor di più che consideri la democrazia una società senza conflitto, quando senza conflitto non esiste neppure la democrazia.

* * *

dunque, dice redpoz: ma cosa vuol dire questo dunque?

o questa frase significa che richiede anche ai fascisti di abbandonare la loro ideologia (ma allora bisogna dirlo chiaro, qui) oppure l’idea che lo scopo di una Resistenza armata sia quello di rappacificarsi con chi ha oppresso, ucciso, sterminato è veramente sconcertante.

ovviamente la vittoria della Resistenza antifascista non può trasformarsi in un bagno di sangue di vendetta, considerando che i regimi di questo tipo godono di un consenso popolare vasto, costruito con l’uso illimitato delle tecniche di condizionamento mentale e con la repressione, che funziona anche come modo di creazione del consenso, data l’indole prevalentemente gregaria degli esseri umani.

e tuttavia la necessaria riconciliazione da offrire ai sostenitori meno colpevoli del vecchio regime deve essere fondata su una “narrazione comune” che comporti però DA PARTE LORO il riconoscimento dell’errore: e questo viene codificato in costituzioni che pongono fuori legge appunto la ricostituzione di partiti fascisti, qualunque cosa questo poi voglia concretamente dire.

redpoz, nella sua ansia di riconciliazione, si spinge fino a criticare gli stessi principi del funzionamento della Corte Penale Internazionale:

La CPI privilegia nettamente la sanzione penale, ma dimentica in questo modo di inserirla nel suo contesto e, soprattutto, in prospettiva.

Inoltre, lo statuto della CPI pone fortissimi vincoli all’impunità, dunque anche alle varie forme di amnistia.

accidenti! non mi sembra né casuale né sbagliato!

* * *

in realtà non mancano nel post che sto criticando affermazioni che sembrano andare nel segno che sto dicendo io qui.

se oggi movimenti come Forza Nuova o CasaPau (bau bau!) possono impunemente richiamarsi al fascismo nonostante una norma costituzionale come la XII disposizione transitoria e finale), è evidente come non si sia costruito un giudizio, dunque una narrazione, condivisa su cosa è stato il ventennio fascista.

ma dai, però! questa analisi è troppo ingenua per essere presa sul serio!

il vero problema è che l’amnistia togliattiana fu precipitosa e fatta male (la Corte Penale Internazione, fosse esistita anche allora, avrebbe eccepito qualcosa, suppongo) e che il regime politico democristiano che la seguì immediatamente non fu mai anti-fascista, ma si fondò sul compromesso col fascismo (nella seconda metà degli anni Cinquanta i partiti di destra sostenevano i governi democristiani, fino al tentativo del 1960 di portarli direttamente al governo, con Tambroni, abbattuto da moti di piazza).

non fu problema di “narrazioni”, ma di concreti equilibri politici, di una società come quella italiana che diventò a-criticamente post-fascista per decenni, dopo essere stata anti-fascista per pochi mesi, e che deliberatamente scelse di NON fare i conti col proprio passato per poter continuare ad appoggiarsi sui fascisti.

* * *

continua redpoz:

Berlusconi, come massimo esponente della destra nazionale, ha costruito non poca parte del suo consenso politico anche per mezzo della rievocazione e rivalutazione del fascismo.

Qualcosa del genere lo sta facendo anche Grillo.

questa seconda affermazione mi pare impropria: un conto è l’esplicita rivalutazione del fascismo fatta da Berlusconi, ma più ancora la sua banalizzazione, che ha trasformato il fascismo stesso in senso comune (ci dimentichiamo facilmente l’età anagrafica di Berlusconi e il fatto che la sua formazione è avvenuta durante il fascismo); una cosa diversa e non paragonabile è l’uso da parte di Grillo di stereotipi populisti che sono ANCHE fascisti.

ma non ricordo in Grillo esplicite affermazioni di consenso al regime o di sua banalizzazione; tipico di Berlusconi era, ad esempio, dire che gli anti-fascisti al confino si facevano la villeggiatura; Grillo è della generazione successiva, la mia: del fascismo parla personalmente poco, ma non può banalizzarlo a quel modo.

recentemente ha ricordato suo padre anti-fascista, per opporlo a Napolitano che ancora nel 1942 militava nele organizzazioni universitarie fasciste.

ma il quadro globale di quel che scrive redpoz a mio giudizio è sfuocato e confuso e le poche affermazioni anti-fasciste non si conciliano con le molte altre di segno opposto, cioè non anti-fasciste, che vengono egualmente sostenute.

o forse sono semplicemente io che ho letto male? e quindi ecco che, nella forma ruvida e sgradevole che contraddistingue il mio modo di stare nelle discussioni scomode, ho posto alcune domande molto dirette sia a redpoz sia a intesomale, due blogger che stimo in quella redazione:

* * *

“E’ necessario che i giovani ancora discutano sul fascismo? Credi sia questa la riflessione fondamentale del secolo?“

La risposta da parte mia è decisamente affermativa, anche se non la definirei la “questione fondamentale del secolo”. 

bortocal in aprile 26, 2014 alle 8:04 am ha detto:

ahha ahh, finalmente ho capito quanto sono datato – lo dico senza ironia – e come mai la mia partecipazione ai discutibili a luglio si concluse sulla mia proposta che il blog avesse come linea il riferimento ai valori costituzionali, di cui alla vostra generazione, globalmente intesa, non interessa proprio nulla, in piena evidenza.

ripropongo anche qui le domande che ho appena fatto anche a intesomale.

“in questo clima così favorevole alle domande e al superamento dell’antifascismo da parte di chi si definisce di sinistra, vorrei farne anche io due:

1. ogni secolo ha una domanda fondamentale? cioè un oggetto di riflessione più importante di tutti gli altri, almeno sul piano politico? ad esempio il Seicento ha le guerre di religione, il Settecento la rivoluzione borghese, l’Ottocento l’imperialismo europeo oppure la nascita degli stati nazionali oppure la questione operaia (a scelta, ma, in sintesi, si potrebbe dire la rivoluzione industriale in Europa).

2. nel caso la risposta alla prima domanda sia positiva e si dica, come stai dicendo anche tu, che la riflessione fondamentale del secolo breve 1914-1989 non è quella sul fascismo, almeno sul piano politico, quale altro è il suo oggetto di riflessione fondamentale su questo piano? l’anti-colonialismo, la beatificazione dei papi, l’emancipazione femminile, la nascita dei media di massa?

grazie in anticipo della risposta”.

naturalmente è più che legittimo cavarsela negando il punto uno.

però in questo caso sarebbe stata necessaria una diversa formulazione della domanda, perché la forma prescelta fa presumere che la vera domanda fondamentale su Novecento sia qualche altra.

dissento radicalmente dalla tesi di fondo di questo post, scritto così bene, a sostegno neppure tanto indiretto della tesi che occorra una riconciliazione storica tra fascismo ed anti-fascismo.

potrei limitarmi a citare il titolo famoso del romanzo manifesto della nostra Resistenza: Uomini e no, di Vittorini.

mi limito a ricordare che questa ri-conciliazione è esclusa dalla nostra costituzione, così come da quella tedesca, per fare un altro esempio degno della mia nota filo-cruccaggine.

se l’indignazione che mi viene ahimè così facile non fosse così fuori di moda e allo stesso tempo necessaria in un paese come questo, che non sa difendere valori fondamentali senza neppure indignarsi, ne sprecherei un poco anche in questa occasione, giusto per iniziare con un po’ di adrenalina la settimana…

27 risposte a “I discutibili e la Resistenza inutile – 321.

    • hai tutta la mia comprensione, perfino come coetaneo… 😉

      comunque, l’originale che commento è molto più lungo (e forse più interessante, boh: io l’ho letto tutto… 🙂 )

  1. Il post è interessante. La tua descrizione di come sei uscito dai discutibili invece è molto manipolata. Io lascio wordpress a breve. Perché purtroppo ci ho trovato gente frustrata egoista e sciocca, e ultimamente ho perso la stima umana e intellettuale di quasi tutti quelli che mi avevano colpito in positivo. E tu non fai eccezione. Non so quale sia il bilancio chd fai dellA tua vita. Sappi però che la severità simulata e generalizzante non compensa la mancanza di talento. Io me lo scriverò anche sulla biancheria.

    • se il post è interessante avrei preferito una discussione del post, anziché uno sgarbato tentativo di rovesciare il tavolo della discussione: ci sono delle domande precise in questo post, rivolte anche direttamente a te, e purtroppo non sapremo mai che cosa ne pensa intesomale.

      l’accenno, in un inciso, a come sono uscito dai Discutibili è la mia percezione, detta con sincerità; tu ne hai certamente un’altra, per il banale motivo che sei diverso da me e hai vissuto le cose in un’altra ottica.

      prima di dire che la tua percezione dei fatti è “manipolata” io ci avrei pensato meglio; comunque, accomodati; io definisco la tua reazione semplicemente intollerante delle opinioni differenti dalla tua: sei altrettanto parziale di me, però ritieni che la tua visione sia l’unica giusta e completa; arrivi a negare le motivazioni che ho vissuto io definendole false, tanto ti danno fastidio.

      quanto al fatto che tu abbia perso la stima umana e intellettuale nei miei riguardi, questo un poco mi dispiace, considerando che vi era stato anche qualche abbozzo di relazione inter-personale aldilà del blog, che sembrava basata su giudizi diversi: cambiati molto rapidamente, per non dire semplicemente in modo capriccioso, apparentemente per un giudizio critico su un blog di gruppo al quale appartieni.

      ma questo tuo giudizio sulla persona viola alcune “leggi della blogghistica”, che credo di avere trovato: il blog non è la persona, in particolare, ma un suo dettaglio.

      perfino sul piano intellettuale, e non solo su quello umano.

      quindi supero questa dichiarazione di disi-stima, che in un altro momento mi avrebbe fatto male, con un’alzata di spalle.

      il problema è tuo, mica mio! 😉

      a maggior ragione se riguarda un gruppo ampio: amichevolmente potrei invitarti a fermarti un attimo e a non trasformare un momento di malessere personale in un giudizio universale.

      della mia vita non ho fatto alcun bilancio, perché non è ancora finita; e in ogni caso le allusioni alla vita di qualcuno che non si conosce personalmente – non mi stancherò mai di ripeterlo – sono una delle s-correttezze più gravi ed indegne che si possano compiere in una discussione da blog.

      ma va là, ti rispondo lo stesso, anziché dirti come meriteresti: ma cosa importa a te? valuta quello che hai sotto gli occhi e che puoi giudicare, valuta quel che scrivo o che scriviamo, e lascia stare il resto, che conosci così poco.

      del mio passato ho una valutazione globalmente positiva, per fortuna: ho agito in modo che i deboli e i buoni stessero un po’ meglio e gli arroganti venissero limitati; credo nella distinzione di bene e male, infatti: è una forma di mancanza di talento grave?

      capisco che cosa intendi tu per talento, visto che ne hai tanto e hai una intelligenza tecnicamente straordinaria.

      però la valutazione di quel che siamo non è legata solo a quel tipo di talento lì.

      credo, ma molto meglio so, di avere forme di talento, che tu chiami severità, che tu non ti sogni neppure di avere; dev’essere per una sorta di compensazione statistica: e ieri ho anche lavorato un paio d’ore con un muratore, scoprendo quanto del suo talento mi mancava; mi piacerebbe avere un po’ del talento del muratore, anche, diciamola tutta, e non solo di avere avuto una volta quello di decifrar papiri.

      il testo base da cui viene questa parola impropria, “talento”, che ha trasformato il nome di una moneta nella designazione di una qualità, ne parlava infatti sempre al plurale.

      a volte avere un grandissimo talento è una maledizione, se non se ne sa fare buon uso, e se se ne ha uno solo.

      è vedendo questi casi che siamo portati a pensare ai talenti sprecati; vorrei ricordare come esempio concreto contrario il blogger Jörg Schwipper, che aveva talento e anche umanità, ed era uno scrittore vero e completo che si legge con piacere ed immedesimazione.

      comunque, lasciami alzare la bandierina dei “senza il talento di intesomale”, e ricordarti che abbiamo il diritto di stare al mondo e di esprimerci anche noi, senza che tu ci insulti, ma augurandoci che al massimo tu ci regali il dono di una critica puntuale, acuta come sapresti farla se volessi.

      come quelle che faccio io, il senza talento, giuste o sbagliate che siano: c’è una modestia non riconosciuta nel farle, che consiste nell’articolare dei giudizi che sono esposti alla critica pubblica e possono essere anche sbeffeggiati come fai tu e non di accontentarmi di scagliare fulmini oracolari da un trono sull’Olimpo.

      quanto ai Discutibili, non è per animosità personale che lo dico: ecco un esempio di talenti sprecati e di blog di gruppo finito male.

      come mai?

      si sappia comunque che una cosa mi rende così sicuro di me stesso: che sono astemio e mi sbronzo raramente, anche se è facilissimo, perché basta mezzo bicchiere di birra per farmi sbroccare: ma ho la sbronza allegra, io.

      questo mi rassicura profondamente, più di ogni altra cosa, sul fatto di essere una persona positiva: cosa che in un blog non interessa troppo, ma nella vita molto più interessante al di fuori del blog, sì.

      • Siamo tutti senza talento, il talento è un mito. La cosa che mi offende in te è il modo in cui strumentalizzi le situazioni modificandole quando le racconti. Lo fai per un chiaro desiderio di conflitto, e a me queste cose annoiano. Ad altri fanno girare le balle. A me annoiano.

        Non lascerò i blog, ma ho deciso un chiaro cambio di rotta nel mio modo di trattarli. D’ora in poi me ne fotto delle persone e del modo in cui si proiettano. Ma mi sta bene la domanda che hai fatto sul tema centrale dei secoli, perché è una domanda di contenuto e possiamo parlarne.

        HAI LETTO MALE IL MIO POST. IO HO DETTO CHE LA RIFLESSIONE DI *QUESTO* SECOLO NON E’ IL FASCISMO, MA CHE E’ COMUNQUE FONDAMENTALE CHE I GIOVANI NE PARLINO. DI QUESTO SECOLO PORCA TROIA. NON DEL SECOLO BREVE: QUESTO: IL VENTUNESIMO. NON IL SECOLO BREVE, BENSI’ IL SECOLO IN CUI TUTTI PARLANO E NESSUNO ASCOLTA.

        E in generale no, non credo che esistano temi centrali di ogni secolo. Questa è la mia personale e professionale visione di storico. Sono solo astrazioni a fini di modello, e possono essere fatte a posteriori. Tu dici: le guerre di religione per il Seicento. Io posso sostenere invece che il Seicento sia stato caratterizzato dall’incontro tra culture ad opera delle Compagnie delle Indie. Entrambi veri, entrambi modelli. E i modelli si fanno dopo.

        Quindi il motivo per cui il fascismo non è utilizzabile come tema centrale di questo nuovo secolo (QUESTO) è che sarebbe come voler valutare il Novecento prima della fine della Prima Guerra Mondiale.

        Sui discutibili, ultima volta che tocco il tema perché francamente mi sto disamorando anche di quel progetto, ma certe cose mi fanno girare le balle. Avevamo una chat privata su quicktopic in cui per scherzare abbiamo incominciato a impersonarci a vicenda: io ho scritto battute idiote firmando Masticone, Masticone firmando Mododidire, Mododidire firmando Redpoz e così via. Dopo un po’ ne abbiamo firmata una Bortocal e tu ci hai accusati, in una mail che spero di aver tenuto ma ora non trovo, di averti attribuito frasi non tue, e che questo era un abuso. Cazzo, è come arrestare uno perché racconta una barzelletta sui carabinieri. Questa si chiama paranoia, e mi infastidisce, a maggior ragione visto che il tuo modo di esprimere opinioni è altamente offensivo (e tiri fuori l’etichetta fascista quando non hai capito nemmeno di che secolo stessi parlando). Non è il caso che ci sia una conoscenza personale, perché la volta in cui mi lascio scappare una battuta stupida, o vengo frainteso, e tu mi dai del fascista, finisce a sberle, e non amo che accada.

        • mi fa piacere che tu non lasci i blog; sarebbe stata comunque una perdita; e infatti mi sono già iscritto a quello nuovo e lo leggerò suppongo con interesse.

          quanto all’equivoco sul significato di “questo secolo” è da manuale; io ho inteso quello nel quale sono vissuto 52 anni; tu parlavi del 21esimo.

          ahhha, sarebbe bastata un poco più di calma (o di intuizione mia) per chiarire subito l’equivoco…; oppure bastava dirlo subito, no?

          anche se l’equivoco (ti prendo in parola senza andare neppure a rileggere) riguardava te, ma non certamente redpoz.

          in questo caso sgombriamo subito il campo: non credo che siamo in grado di definire il problema centrale di un secolo durato sinora 13 anni: sarà la definitiva presa del potere dei super-plutocrati oppure la fine della civiltà umana per l’effetto serra?

          chi vivrà vedrà.

          è abbastanza evidente poi che i secoli sono ritagli artificiosi del flusso storico e quindi ogni discorso che facciamo su di loro è come lo spunto nella corrente del fiume.

          la vera questione è se ha qualche utilità provare a definire queste problematiche, dando per scontato che siano interpretazioni soggettive.

          secondo me lo ha e il problema centrale fra 1914 e 1989 è probabilmente stato quello della creazione di forme di controllo politico di massa che sono state preparate dal fascismo e sviluppate dalla democrazia; per i periodo 1914-1945 e oltre, il tema del fascismo è stato davvero centrale.

          OVVIO, per me, che quando dico questo non sto proponendo una verità assoluta, ma una forma di riflessione personale soggettiva.

          e per te? prendendo atto che ti chiedo una interpretazione a posteriori? hai una tua lettura da proporre?

          – seconda parte.

          che ne dici se sui Discutibili ti lascio l’ultima parola?

          qui vorrei solo chiarire che non ti ho mai dato del fascista (scherziamo? non starei neppure qui a parlare con te).

          sul resto, non interessa a nessuno, ma ho la mia lettura dei fatti; per te è paranoica, e va be’.

          credo che hai dimenticato un NON nell’ultima frase.

          – quel che veramente mi preme, semmai, è questa percezione che io cerchi il confitto per il conflitto.

          devo allora chiarire che – sempre secondo me, perché se non lo dico tre volte in ogni frase sono un dogmatico – il conflitto ben regolato è socialmente utile e alimenta la democrazia; dove non c’è conflitto non c’è democrazia.

          non c’è conflitto neppure dove il narcisismo domina come modello dei non-rapporti sociali.

          • Dunque, rispondo solo sulla questione storica e non farò più questa premessa.

            Sì, sono perfettamente d’accordo con te. Io personalmente ho una forte sensibilità, quasi una paranoia, per le parole. E la parola fascismo mi riesce sempre difficile da interpretare, perché polisemica. Il fascismo è per me una forma di controllo delle masse di tipo particolare, fortemente alimentato dal populismo rivolto alle fasce basse di ceto o classe. Il nazismo è (stato) leggermente diverso, a mio avviso, perché si donda su una stratificazione differente, offre uniformazione ma è legata in modi diversi al ceto medio, come dimostra l’entourage di Hitler (non lui stesso), e come dimostrano i rapporti molto più complessi fra le altre istituzioni pubbliche e il governo dopo la svolta del 1938 (in Italia, il sistema plebiscitario portava a un annullamenteo della percezione dell’esistenza di organi di controllo; il nazismo, invece, li acquisiva facendo sistema).

            Per cui concordo pienamente sul fatto che il tema centrale del Novecento sia stato quello della gestione del controllo sulle masse, per via di un mutamento, credo, nella preparazione culturale e civile degli individui, che ha messo in crisi le risposte politiche delle autorità tradizionali.

            I regimi del Novecento hanno a che fare con l’alfabetizzazione.

            In realtà se guardassimo a tutto il periodo del secolo breve, ci accorgeremmo che anche il razzismo, le pari opportunità, la gestione delle nuove pandemie, i conflitti fra religioni e sistemi secolari hanno a che fare con l’alfabetizzazione.

            Forse il tema centrale del Novecento è stata l’alfabetizzazione.

            • nella analisi che fai trovo molto interessante lo spunto sull’alfabetizzazione come aspetto centrale del Novecento, che rende problematico il controllo delle masse in Occidente.

              ma, oltre a definire l’arco cronologico di cui ci si sta occupando, sarebbe bene anche precisare l’area geografica di riferimento, onde superare la nostra tendenza spontanea e praticamente invisibile a identificare la storia dell’Occidente con quella planetaria.

              in un’ottica più vasta è evidente che il tema centrale mondiale del Novecento è stata la de-colonizzazione e la perdita del dominio del mondo da parte dell’Occidente.

              ma questo tema può a sua volta essere unificato con i precedenti, attorno al problema della democrazia (in senso lato) politica e sociale, e dei suoi problemi (sembra a me).

              la prima guerra mondiale va probabilmente vista, in questa logica, come un tentativo della élite storica di ri-mettere in Europa sotto controllo le masse diventate socialiste; tentativo clamorosamente fallito, vista la nascita di forme di socialismo rivoluzionario (comunismo).

              a questo punto è parso vitale costruire regimi reazionari di massa, fondate sul populismo, aggiungerei nazionalista, e comunque non privo di attenzione ai problemi sociali: nazional-socialismo.

              tu parli di un fascismo che si fonda su un populismo di classi basse, rispetto al nazismo populismo di ceto medio (ma declassato dalla crisi economica).

              non so valutare questa distinzione: certamente il fascismo ha alle spalle un percorso di tipo apparentemente rivoluzionario e ha un falso atteggiamento di rottura istituzionale all’inizio (va al potere con una prova di forza sostanzialmente appoggiata dalla monarchia); il nazismo va al potere attraverso regolari elezioni e questo può spiegare perché appare fin dal’inizio più integrato nello stato e nelle istituzioni.

              • dici due cose che mi interessano molto. La decolonizzazione forse è in effetti il fattore centrale, ottimo spunto. Ci devo riflettere su, forse decolonizzazione e alfabetizzazione sono entrambe accomunate da un tema più ampio, latamente legato a forme di emancipazione dal potere, ma qui si trascende il piano prettamente storico e si entra in un campo più filosofico, se mi passi il termine un po’ pigliatutto.

                la seconda cosa è quella della differenza fra fascismo e nazismo. Ci penso da molto tempo, e non riesco a metterla a fuoco. Sono sicuro che esista, ma esiste in termini che non riesco ancora del tutto a cogliere. Quindi ti segnalo il libro che mi ha fatto riflettere su questa faccenda: http://www.ibs.it/code/9788861597860/macdonogh-giles/1938-anno-cruciale.html

                un libro che per certi versi è un po’ limitato, ma che per questo guadagna proofondità su certi aspetti del mutamento delle istituzioni tedesche. Te lo consiglio, se non lo hai già letto.

            • Mi permetto di intromettermi nella vostra discussione per segnalare a Intesomale e te un altro libro che, a mio giudizio, da incidentalmente alcuni dati interessanti sull’ascesa al potere di Hitler, si tratta del più volte citato “Paranoia” di Zoja
              http://www.ibs.it/code/9788833922447/zoja-luigi/paranoia-la-follia-che.html
              Lo ricordo qui perché con le prime vittorie diplomatico-militari, Hitler riuscì a persuadere anche il comando dell’esercito che fino ad allora gli era ostile e progettava persino di resistergli.
              Inoltre, quelle vittorie “lampo” accentuarono il suoi tratti paranoici.

  2. @ intesomale

    se riusciamo a capire quale è stata la questione centrale del Novecento, abbiamo anche qualche possibilità in più di cominciare a capire quale è la questione centrale del nostro secolo – che, del resto sembrerebbe iniziato nel 1989 (secondo una sfasatura di 11 anni perfino ricorrente) e dunque si è già svolto per circa un quarto del suo percorso.

    guardando al Novecento dalla profondità dei secoli potrebbe apparire come il secolo della instabilità in cui crollarono ad una ad una tutte le forme tradizionale di controllo oligarchico (dal voto per censo, alla esclusione delle donne dalla politica, alle colonie) e si dovettero ricostruire nuove forme di controllo, collegate al fatto che le masse erano non solo più alfabetizzate, ma anche emancipate – e questa emancipazione non poteva essere del tutto cancellata, perché corrispondeva alla trasformazione dei lavoratori in consumatori necessari della società di massa.

    il primo tentativo di controllo fu il fascismo: una catastrofe globale.

    il secondo, riuscito, fu la democrazia rappresentativa, presentata come il migliore dei regimi politici possibili.

    quando questo modello si è affermato stabilmente, 1989, crollo dell’Unione Sovietica, è iniziata la fase nuova.

    che è quella della creazione rapidissima di una nuova ristrettissima e potentissima oligarchia finanziaria che, proprio utilizzando gli spazi della democrazia apparente dei parlamenti, governa il mondo con pugno di ferro e distrugge la classe media come sua nemica mortale.

    a questa distruzione corrisponde quella degli stati a favore di nuovi poteri.

    internet è un passaggio fondamentale di questo processo.

    se il problema di fondo del Novecento era controllare le masse alfabetizzate e consapevoli e riportarle allo spirito del gregge (operazione riuscitissima), a questo problema internet ha dato una risposta stra-ordinariamente efficace, ben più dei media classici.

    sì, internet è lo strumento principale che mina gli stati dall’interno: la nascita della moneta virtuale, sottratta ai controlli istituzionali è un simbolo drammatico della ascesa al potere degli iper-plutocrati, i nuovi signori della finanza.

    genocidi di massa o nuove guerre non sono da escludere come sbocco finale di questa situazione.

    * * *
    non conosco il libro che citi sul nazismo; e ora che lo hai citato capisco meglio il tuo riferimento al 1938 come anno cruciale del consolidamento del potere hitleriano.

    la differenza principale tra fascismo e nazismo, quella che rovescia effettivamente i rapporti di dipendenza fra i due movimenti, a me pare l’anti-semitismo, come forma di razzismo: completamente assente nella ascesa mussoliniana e centro invece della ideologia razzista hitleriana fin dal Mein Kampf.

    Mussolini era un modello per Hitler, ma quando Hitler cominciò a realizzare le persecuzioni anti-ebraiche fu lui che divenne un modello obbligato per Mussolini; e questa volta, non a caso allora, avviene giusto nel 1938 – che è anche l’anno della sconfitta democratica nella guerra di Spagna.

    credo che si debba partire da questa evidenza della centralità del razzismo nell’hitlerismo e della sua assenza originaria nel fascismo – che ha forse qualcosa a che fare con la formazione socialista di Mussolini – per capire le radici delle differenze, che poi dal 1938 scomparvero completamente, così che il fascismo italiano divenne una semplice variante locale del nazismo, mentre prima questo appariva come una filiazione del fascismo italiano.

  3. Il titolo di questo post, come in altre occasioni, non è una sintesi distaccata, ma una presa di posizione polemica. Accostare l’aggettivo “inutile” a “Resistenza” (e le maiuscole e minuscole non sono casuali) è capzioso.

    • ti risponderei che, se il post non è di “sintesi distaccata” – e, qualunque cosa questo voglia dire, questo post non lo è -, mi pare giusto che anche il titolo lo rispecchi: questione di semplice sincerità.

      direi anzi che la maggior parte dei miei titoli sono polemici, come la maggior parte dei miei post, del resto.

      Resistenza si scrive come norma ortografica con la maiuscola per dis-ambiguare il termine e distinguere la Resistenza storica dalla resistenza del ferro da stiro… 😉

      quindi nessuna particolare intenzione in quella maiuscola, solo il rispetto dell’ortografia a me nota. 😉

      • L’importante è che lo si dica, che si è capziosi. Poi ognuno scrive quel che vuole, ci mancherebbe anche.

        Io pensa che nella mia ingenuità, la maiuscola la uso non per disambiguazione ma per rispetto. Il riferimento alla non casualità era a quanto ho scritto io, non a quanto hai scritto tu, scusa per l’ambiguità non voluta.

        • ah, adesso ho capito, però ammetti che era difficile non fraintendere; qualcosa non quadrava del tutto, e forse neppure adesso, tuttavia l’intenzione critica nei miei riguardi mi sembrava chiara.

          io ho scritto chiaramente di essere polemico (“questo post nasce dalla voglia di confrontarmi (quasi militarmente…, buon sangue non mente 🙂 ) “), ma non ho scritto di essere capzioso e non lo scriverei neppure adesso.

          sono due concetti ben distinti, secondo me: e si può e si deve essere polemici anche nel rispetto della verità.

          anzi, secondo me la polemica gestita bene è uno strumento importantissimo per arrivarci.

          capzioso è chi si arrampica sui vetri per dimostrare a tutti i costi e con sottigliezze grottesche di avere ragione; polemico è chi ritiene che qualche opinione altrui sia sbagliata e glielo dice.

          non sto a ripetermi, ma rinunciare alla polemica, così come soffocare il confitto, significa semplicemente rinunciare alla democrazia.

          ho appena ricevuto un invito a collaborare al blog di gruppo A PIU’ MANI, semplicemente perché mi ci sono iscritto per seguirli; sono andato a vedere il loro Regolamento e mi sono sentito male:

          NON SONO AMMESSI: – (…) – scritti a contenuto politico e/o propagandistico;

          nota bene: come se fossero la stessa cosa.

          ai tempi della mia gioventù uno slogan simile rimandava immediatamente al fascismo (“qui non si fa politica”), qui e adesso sembra diventata invece una moda molto sentita…

          • Io sono un’anima semplice. Non so di specchi, di cose grottesche. Il vocabolario Treccani alla voce “capzioso” dice: “Che tende a trarre in inganno, fallace, insidioso: ragionamento, argomento capzioso”.
            Siccome ho parlato del titolo, e ho anche parlato dell’accostamento di inutile a Resistenza, ecco quel titolo è capzioso. E’ ingannevole. Affermare nel titolo “L’inutile Resistenza dei discutibili” è ingannevole.
            Sempre che tu mi riconosca il diritto di avere un’opinione, eh. La mia opinione è questa. Tu evidentemente ne hai un’altra. Ti lascio volentieri l’ultima parola, alla quale mi pare che fai molta fatica a rinunciare.

            • tu in realtà sei ancora più polemico di me, devo dire, e non è facile; quanto alla tua anima è semplice come quella di papa Francesco: reciti il personaggio semplice, ma a te non viene bene… 🙂

              sei anche capziosetto, se permetti 😉 e non solo perché vai a prendere il vocabolario, che poi non mi pare dica nulla di sostanzialmente diverso da come avevo interpretato io a parola capzioso – che CERTAMENTE NON È un sinonimo di “polemico”.

              ma perché, visto che sai scrivere, sai benissimo la differenza fra un titolo – che è quello che ti sei inventato tu e che attribuisci a me – come “La Resistenza inutile dei Discutibili” e il titolo vero mio, che è “I Discutibili e la Resistenza inutile”.

              quindi se ti va di polemizzare con me, ti dico di accomodarti ed accolgo le tue battute ben volentieri, ma se puoi farlo usando il titolo giusto, o magari anche riferendoti ai contenuti del post, è meglio! ;).

              poi le opinioni si rispettano sempre, soprattutto quelle delle persone che dicono di essere semplici, e si rispettano anche dicendo con rispetto se ci sembrano sbagliate.

              ciao (ma perché te la prendi tanto? 🙂 )

          • Chiedo venia, ero col telefono. Riscrivo, così spero di non dare adito a dietrologie.

            Io sono un’anima semplice. Non so di specchi, di cose grottesche. Il vocabolario Treccani alla voce “capzioso” dice: “Che tende a trarre in inganno, fallace, insidioso: ragionamento, argomento capzioso”.
            Siccome ho parlato del titolo, e ho anche parlato dell’accostamento di inutile a Resistenza, ecco quel titolo è capzioso. E’ ingannevole. Affermare nel titolo “I Discutibili e la Resistenza inutile” è ingannevole.
            Sempre che tu mi riconosca il diritto di avere un’opinione, eh. La mia opinione è questa. Tu evidentemente ne hai un’altra. Ti lascio volentieri l’ultima parola, alla quale mi pare che fai molta fatica a rinunciare.

            Prima di farlo, aggiungo solo due cosa. La prima è che il vocabolario dice in tre parole una cosa semplice, e io quella cosa semplice intendevo. Anche perché mi riferivo al titolo, difficilmente in un titolo si riesce ad arrampicarsi sugli specchi. Ma si riesce ad essere ingannevoli. La seconda è che io credo di avere il diritto di commentare il titolo e non il post. O no? E io il titolo volevo commentare. E non è la prima volta che commento un titolo, se ricordi bene.

      • (anche perché il tema che hai scelto rende tutto maiuscolo indipendentemente da come sia stato “pensato” dall’estensore, quindi la distinzione nel titolo non c’è. Nessuna minuscola, nessuna disambiguazione, perché non c’è nessuna distinzione)

        • già, è vero!!!

          anche se io, quando torno sul post per correggere i refusi, rivedo il titolo nella sua versione originaria, e quindi non ci penso… 😉

  4. @ Wish aka Max

    la coda dei commenti è finita e, se i commenti non sono costruttivi e hanno preso una brutta piega, non è il caso di riprenderla,.

    lascia – vedi? – l’ultima parola a chi ha commentato per primo, e quindi questa replica vuole essere soltanto un segno di cortesia e una specie di dichiarazione di ricevuta di quel che hai detto.

  5. Premessa a): io sostenni la tesi che i valori costituzionali dovevano essere fondanti del blog.
    Premessa b): avrei qualcosa da ridire su come estrapoli passaggi del testo (ad esempio, io dico sin dalle premesse che esiste pure l’esigenza di punire), ma su questo punto entrerò nei dettagli quando si presenta, se del caso.

    1) La citazione dell’art.21 GG ha una sua coerenza, perché io scrivo “fino ai suoi limiti massimi” che, in linea col resto del post (ad esempio, con quanto dico sull’Italia), significa che tali limiti esistono e non possono essere occultati.
    Non colgo poi il problema di quel “dunque”: in estrema sintesi, non è certo pensabile che una riconciliazione avvenga “dans l’espace d’un matin” come scrivi tu….
    E’ un processo temporale, lungo e tedioso persino.

    2) Un grave (nel senso di radicale e che influenza l’intera interpretazione del post) sta poi in quell’ “ansia” di riconciliazione: io non ho nessuna “ansia”, come scritto nella mia prima risposta probabilmente c’è un errore mio nel legare il post al 25 aprile, ma questo post ha solo un intento illustrativo.

    3) Il riconoscimento degli errori deve avvenire da ogni parte in causa.
    Io non sono fra quelli che oggi smaniano per scovare tutti i crimini commessi dai partigiani, in fondo mi basta in proposito quanto scrisse Calvino già nel suo “i sentieri dei nidi di ragno”: i peggiori partigiani erano comunque meglio dei repubblichini.
    Ma se vi sono errori, una narrazione compiuta richiede che si dicano tutti.
    Come diceva Heer che ho citato da me: “Solo la verità ci renderà liberi, tutta la veritù -che è sempre orribile da ascoltare”.

    4) Quanto alla CPI, le critiche non sono solo mie ma di molti ben più autorevoli autori.
    Intanto, non ho mai scritto che le scelte dello statuto siano “casuali”, né -propriamente- che siano sbagliate: ho scritto che mancano di una certa prospettiva o contesto. Negare ogni possibilità di amnistia significa, in ipotesi, bloccare anche iniziative come la TRC sudafricana, che ha avuto risultati assai migliori di tanti processi penali.
    Questo è un dato su cui riflettere.

    5) La critica all’amnistia Togliatti l’ho fatta io stesso.
    Ma quanto accaduto dopo rimane un problema culturale è politico: la DC e la sua politica E’ un problema di narrazione.
    Se, come scrivi, “società come quella italiana che diventò a-criticamente post-fascista per decenni, dopo essere stata anti-fascista per pochi mesi, e che deliberatamente scelse di NON fare i conti col proprio passato per poter continuare ad appoggiarsi sui fascisti”, questa è una scelta di non procedere ad una diversa narrazione degli avvenimenti, una scelta che tacitamente banalizza il fascismo e ne legittima la sopravvivenza.

    6) Similmente, su Grillo: ho scritto “qualcosa di simile” non lo stesso di Berlusconi.
    Sei troppo intelligente per non cogliere la precisazione.
    Ma l’uso di stereotipi è una banalizzazione (a fini politici), dunque una normalizzazione.

    Per completezza, copio di seguito la risposta alla tua domanda/commento:
    Direi che il fraintendimento principale l’ho causato io col sottotitolo “post per il 25 aprile”. In realtà questo post non vuole parlare né della Resistenza, né del 25 aprile, bensì sviluppare un argomento generale, quasi didattico direi.
    Questo il motivo per cui non mi sono addentrato troppo sul caso italiano. E dire che a me non interessi nulla dei valori costituzionali… beh, diciamo che avresti potuto evitarlo…

    Premessa: il post non ha nulla a che vedere col superamento dell’antifascismo. Anzi. Non so da cosa derivi questa impressione: ho esposto dei modelli di transizioni e ne ho tracciato alcuni tratti essenziali.
    Nessuno di questi modelli implica il superamento dell’antifascismo (tantomeno da sinistra), ma -semmai- una sua piena e compiuta affermazione che, ad oggi, evidentemente in Italia manca.

    …Ma figuriamoci se io sostengo una tesi di “riconciliazione”!
    Scusa, se così fosse perché concluderei con quella canzone che è un simbolo dell’antifascismo (portoghese)?, perché scriverei “25 aprile (sempre!)”?
    Se così fosse che motivo avrei di lamentarmi dell’attuale continuo rinvangare il fascismo ai fini politici e giudicarlo “extracostituzionale (per non dire anti-)”?
    Se non fosse che son fin troppo suscettibile, direi che questa interpretazione quasi mi offende.

    Mi spiace, ma non cogli l’intento dello stesso.
    Come detto, probabilmente l’errore è stato anche mio, ma certo legare le due cose è stata una conclusione tua che invece non trova fondamento nel post. Post che, come detto, voleva offrire solo una panoramica sul tema della giustizia di transizione.

    Come certo hai visto dalla disamina offerta nel post stesso, i modelli di transizioni possono essere molti e non necessariamente condivisi fra le parti in causa.
    Quel che a me bastava far notare è come in Italia la transizione sia incompiuta. Lo vediamo ogni giorno, d’altronde.
    Quale modello avesse dovuto seguire, non è tema che affronto.
    Fra la “riconciliazione” tout court e soluzioni “panpenalistiche” vi son molte alternative…

    La prima domanda non credo possa avere una risposta così sintetica, ma alla seconda ho già pacificamente risposto che il tema del fascismo ed antifascismo non può essere elusa. Cito dal post: “La risposta da parte mia è decisamente affermativa, anche se non la definirei la “questione fondamentale del secolo”. Però, visti i risvolti nazionali e non solo, non ci andiamo neppure troppo distanti.”
    Chiamarla “fondamentale” o meno, mi lascia abbastanza indifferente, purché venga affontata.

    • è passato un po’ di tempo da quando ho scritto questo post, e il tuo commento articolato, che avevi promesso tempo fa, è arrivato.

      mi ha dato l’occasione di rileggere quel che avevo scritto con quel tanto di distacco che nasce dai 10 giorni in più; devo dire che mi è piaciuto, che mi sono piaciuto.

      nel post ho preso lo spunto dal tuo articolo per porre alcune questioni di carattere generale, direi quasi generazionale.

      il tuo commento mi pare quasi arroccato su se stesso e volto principalmente a difendere te stesso: ma il mio scopo non era affatto di attaccare personalmente né te né nessun altro di quel blog: era di porre il problema di come concepite la politica nella vostra generazione, in generale.

      quindi non ti rispondo in tutto quello che c’è di personale: ti lascio volentieri l’ultima parola su questo piano e prendo atto delle tue precisazioni…

      ma vedi, se si scrive “Il riconoscimento degli errori deve avvenire da ogni parte in causa”, questo significa smentire proprio Calvino che si cita subito dopo: “i peggiori partigiani erano comunque meglio dei repubblichini”.

      e perché? perché erano dalla parte del progresso storico: questo è il centro dimenticato del problema: che si trattava di decidere se vivere in democrazia o in una riedizione razzista del feudalesimo.

      ed è la scelta che a te pare non quella fondamentale quanto meno nella prima metà del secolo scorso e che quasi quasi ti lascia indifferente.

      ma, se non si precisa dove sta la giustezza storica della lotta contro il fascismo, anche nei suoi in parte inevitabili eccessi, si ritorna a fare quell’operazione di mistificante equidistanza morale che esce anche da questa stessa replica.

      e di nuovo ti sentirai attaccato personalmente, ma la pianto qui, constatando che il divario generazionale crea una in-comunicabilità profonda: la distinzione tra fascismo e anti-fascismo non è un problema di scelta morale individuale, ma prima di tutto di alternativa storica collettiva.

      è questa profonda diversità tra le parti in lotta che ha lasciato spazio nella “narrazione” egemone negli ultimi vent’anni alla mistificante equiparazione di fascisti e “comunisti”, inconsapevolmente presente anche nel modo di impostare e questioni di chi la nega, essendosi formato in quel clima.

      però mi sembra inutile continuare a provare a spiegarlo a chi non ha le orecchie per sentirlo; dico soltanto che, a una sensibilità come la mia, quello che hai scritto appare confusione pura e cerchiobottismo senza capo né coda, se posso essere schietto ancora una volta.

      quindi confermo la mia analisi abbastanza scoraggiata.

      speriamo che le nuove generazioni che avanzano siano meno condizionate dal passato e dai suoi modelli mentali impliciti.

      • Precisazione: quella di Calvino non è una citazione, ho riassunto il suo pensiero. Giusto per evitare fraintendimenti.

        Ma anche i gruppi armati dell’ANC erano meglio delle forze di sicurezza dell’apartheid!
        Eppure questo non ha certo impedito la TRC dall’indagarne le responsabilità! Aldilà di ogni ragione politica, che nessuno qui nega, esiste un livello che non può essere occultato.
        Oppure vorresti dire che gli esiti della TRC hanno equiparato le due parti? Che oggi in Sudafrica i combattenti dell’ANC hanno lo stesso status morale e storico delle forze di sicurezza dell’apartheid?
        Ti consiglio, umilmente, di rifletterci. Vedrai che anche il riferimento a Calvino non ne esce in alcun modo confutato.

        Il problema è che tu, con questo post e con il commento, fai un ragionamento di “come concepite…”, partendo da assunti che non hanno nulla a che vedere col mio modo di intendere la politica.

        Parli di “indifferenza”, per esempio. Anche questa volta, il tuo giudizio mi pare semplicemente errato e in qualche modo “manicheo”: mi sembra che tu legga solo quelle che vuoi leggere, perché poco sopra dico “non ci andiamo neppure troppo distanti” e immediatamente dopo “l’importante è che se ne parli”.
        La mia posizione è di lasciar da parte le questioni concettuali (fondamentale sì/fondamentale no) e soffermarmi sui fatti (parlare). Che, peraltro, mi sembra una risposta assai migliore.
        Inoltre, il mio giudizio su “fondamentale” o meno è riferito sulla “questione PARLARE di fascismo”, non è una presa di posizione su cosa è stato il fascismo (e dunque su partigiani e reppublichini)! Mi pare tu confonda i piani del discorso.

        Io proprio non capisco quale equidistanza morale tu insista tanto a cercare e vedere nel mio discorso… Perché, semplicemente, non è il tema del discorso.
        Vogliamo fare un ragionamento morale? Facciamolo, ma non tiriamolo in ballo dove non c’entra. Diciamo pure che i fascisti erano criminali, ecco l’abbiamo detto. Questo non sposta di una virgola i problemi del post.
        Ma perché accusare un post che parla d’altro di questa mancanza?
        Perché era il 25 aprile? Va bene, togliamo il riferimento e pubblichiamolo un altro giorno, ma non cerchiamo collegamenti astratti che non sussistono.

        Così, proprio la mia insistenza sul tema della narrazione dovrebbe render chiaro che di un problema collettivo si tratta.
        Ma forse tu confondi “narrazione” con una qualche “mitologia”… può essere.
        Quello che io ho detto incidentalmente è che in Italia si è fallito nel costruire un discorso, un’analisi storica complessiva e pervasiva. Questo, scusami, è un dato di fatto. Non credi?
        E, giusto come ennesima precisazione, MAI, IN NESSUN PUNTO io ho scritto come questo giudizio dovrebbe essere, né TANTOMENO ho scritto che debba equiparare le due parti. Tu trai questa conclusioni da mere affermazioni incidentali (peraltro, molto ben controbilanciate, ribadisco: “extra- anticostituzionale”).
        E forse proprio la tua generazione dovrebbe riflettere sul suo fallimento nell’elaborarla, questa narrazione. Con tutte le giustificazioni del caso, senza dubbio.
        E forse anche in questo si dovrebbe inserire il tuo giudizio di “cerchiobottismo”

        [maiuscolo facente funzione di corsivo]

        • Brecht, Calvino, Vittorini, Picasso, Chaplin, Pasolini, ecc. ecc.: chiunque visse quegli anni pensò che la lotta contro la dittatura nazi-fascista fosse il discrimine stesso della storia umana in quel momento.

          poi, quarant’anni dopo viene una generazione che non ha punti di riferimento e dice: ma no, non era quella la questione più importante.

          naturalmente noi, generazione precedente, che abbiamo ereditato quella visione del mondo e la consideriamo ancora un punto di riferimento, siamo manichei, su questa questione, forse addirittura fanatici, chissà; e voi no.

          fateci almeno la grazia di dirci che cos’era davvero importante secondo voi, allora in quel momento.

          la verità è che non sapreste neppure dire se c’è qualcosa di importante adesso, io credo.

          l’ultimo giudizio che ho sulla punta delle labbra lo trattengo, perché è decisamente offensivo.

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