la Zöbia mata: bruciare la vecchia in Valsabbia e altrove – 130.

1.

ciao Mauro, ti ho lasciato due lattughe.

volevo dirti che stasera ore 20 all’oratorio fanno la Zöbia mata.

in altre parole si brucia la vecchia, il rito di meta` quaresima, del cosiddetto giovedi` grasso.

* * *

il messaggio non lo vedo, ma mi chiamano da Brescia, dove e` arrivata pure la comunicazione per me: sono gia` le otto e un quarto quando esco per farmi in auto i due km che separano casa mia dalla parrocchiale, alta a strapiombo sulla valle: un prato di stelle mi saluta in alto nel cielo limpidissimo.

c’e` una grande distesa d’erba di fianco al palazzetto piu` elegante ed antico del paese, con una meridiana e una loggetta rinascimentale: era la canonica del parroco, ma ora un parroco non c’e` neppure piu` (e non ci sono stati signorotti feudali da queste parti, dove i paesini erano troppo poveri per estorcergli qualcosa); ed ecco il fantoccio di vimini, alto almeno quattro metri, che simula a grandi tratti una vecchia.

sembra che abbiano aspettato proprio me per accenderlo e le fiamme si levano presto impetuose e altissime, spandendo un calore allietato dallo scoppiettio di qualche petardo mescolato alle fascine, e qua e la` anche il prato si incendia a strisce, per via dell’erba invernale ancora secca.

zobia

bambini che dopo un poco rapidamente si annoiano, gia` figli del post-moderno effimero, e poi un banchetto per il vin brule`, oppure per il the al limone per astemi come me e bambini.

guardo queste persone in ampia parte sconosciute, che sono i miei nuovi compaesani: qualche chiacchiera con le tre o quattro persone che conosco, mentre in una mezzora le fiamme cominciano a scendere.

la struttura di ferro della vecia e` oramai nuda e il calore la rende cosi` molle, che la gigantessa lentamente si inclina fino ad appoggiare un braccio sul terreno in una posa che sembra uno sberleffo; e cosi` anche i vimini che formano il braccio destro, sfuggiti sino a quel momento alle fiamme, danno un ultimo guizzo, vivacizzando l’incendio che oramai si spegne, mentre la gente comincia a sfollare.

* * *

2.

il rogo della vecia affonda le sue radici nell’antichita` celtica.

Tutta la nazione dei Celti è molto dedita alle pratiche religiose e per tale motivo, se sono colpiti da epidemie oppure si trovano a combattere e l’esito della battaglia e` rischioso, sacrificano esseri umani come vittime o promettono di sacrificarne, e per l’esecuzione di tali sacrifici si servono dei sacerdoti druidi, perché, se la vita di un uomo non è ripagata dalla vita di un altro, non pensano che la volontà degli dei immortali possa essere placata in altra maniera, e hanno l’abitudine di sacrifici pubblici di tal genere: alcuni costruiscono fantocci di enorme grandezza di forma umana e con membra intessute di vimini, che riempiono di uomini vivi; li incendiano e gli uomini, circondati dalle fiamme, soccombono. Ritengono che sia più gradito agli dei immortali sopprimere chi sia stato sorpres0 a rubare o i rapinatori o comunque sia colpevole di qualcosa. Ma quando non ci sono vittime di questo tipo, ricorrono anche al sacrificio di innocenti.

Cesare, La guerra di Gallia, 6 16

* * *

3.

ma qui si parla di Zöbia mata, un’espressione che non ho mai sentito, e a casa con internet provo ad informarmi.

la trovo riferita al comune di Sabbio Chiese, qualche km a sud, a Preseglie, qui di fronte, dall’altro lato della valle, e insomma in tutta la Valle Sabbia, giu` fino a Serle, che e` oramai vicina a Brescia e fuori della valle.

ma la Zöbia mata si trova anche a Pinzolo e nelle Giudicarie, in Trentino, che e` poi sempre la valle del Chiese, che discende dall’Adamello, ma aldila` del lago d’Idro, e fino a Madonna di Campiglio.

qui pero` con questa espressione si indica il Carnevale Pinzoler.

ma ecco che ho la conferma di questo legame fra valle Sabbia e Trentino, che mi rende piu` simpatici gli abitanti di questa parte della provincia bresciana.

* * *

ma zöbia? da dove viene questo nome?

ed ecco una sorpresa: zobia esiste anche nel dialetto sardo, anche nelle forme giobia e giovia, che alla fine ne rende trasparente il significato.

giobia e` il giovedi`, grasso, oppure matto, se lo volgiamo al femminile (ma del resto il nome dies in latino era anche femminile: Jovis dies, il giorno di Giove).

in questo caso la tradizione originaria sarebbe quella valsabbina, che doveva essere una specie di festa carnevalesca di meta quaresima; e il Trentino l’avrebbe ricopiata, spostandola a Carnevale.

o santo cielo, ma giobia e` giovedi` in piemontese, e dunque la parola sarda viene da qui, attraverso la dominazione dei Savoia dal Settecento.

* * *

4.

in varie forme e diverse varianti la festa e` diffusa in tutta l’Italia Settentrionale, solo che qui si festeggia l’ultimo giovedi` di gennaio:

secondo alcuni la Giubiana sarebbe niente di meno che Giunone, festeggiata in quanto moglie di Giove.

* * *

ma e` difficile riconoscere Giunone nella Giubiana, a dar credito alle leggende…

La Giubiana è una strega, spesso magra, con le gambe molto lunghe e le calze rosse. Vive nei boschi e grazie alle sue lunghe gambe, non mette mai piede a terra, ma si sposta di albero in albero. Così osserva tutti quelli che entrano nel bosco e li fa spaventare, soprattutto i bambini. E l’ultimo giovedì di gennaio va alla ricerca di qualche bambino da mangiare.

Ma una mamma, che voleva molto bene al suo bambino, le tese una trappola. Preparò una gran pentola piena di risotto giallo (zafferano) con la luganega (salsiccia), e lo mise sulla finestra. Il profumo era delizioso, da far venire l’acquolina in bocca. La Giubiana sentì il buon odore e corse con la sua scopa, verso la pentola e cominciò a mangiare il risotto. Il risotto era tanto ma era così buono, che la Giubiana non si accorse che stava per arrivare il sole. Il sole uccide le streghe, così il bambino fu salvo.

Una versione un poco più orrida, dice che una mamma prese una bambola e la riempì di coltelli e forbici, poi la mise nel letto, al posto della figlia. A mezzanotte si sentono i passi della Giubiana. La bimba spaventatissima, si stringe vicino alla mamma, mentre si sente la Giubiana salire i gradini ed entrare nella stanza. La Giubiana è feroce e in attimo ingoia la bambola, pensando di mangiare la bambina. Si sente un urlo, la mamma va nella stanza della bimba e trova il corpo della Giubiana a brandelli, per via dei coltelli e delle forbici.

* * *

5.

sia come sia, il rogo della Zöbia rimanda anche alle leggende di streghe, che in Valsabbia arrivavano forse dalla sottostante valle del Garza, da Caino, attraverso le Coste di Sant’Eusebio.

gia`, perche` chi lo direbbe che nel rogo cattolico in piazza della strega che ha venduto la sua anima al diavolo ci sia ancora il ricordo dei riti celtici contro la malasorte, la guerra e la peste?

ma, a differenza che nell’opposta Valcamonica, non si hanno notizie di processi e condanne di streghe da queste parti.

e tuttavia in alcune versioni della festa, la Zöbia, prima di essere bruciata, subisce un vero e proprio processo in piazza.

* * *

6.

in ogni caso tutte queste notizie sono sfiziosita` erudite.

e` un momento di festa contro il malocchio e la sfortuna, il rogo della Zöbia.

quel che si brucia e` il peso negativo del passato e il calore della fiamma che purifica promette un nuovo inizio a chi ne sente il bisogno.

brucia, ragazzo, brucia.

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12 risposte a “la Zöbia mata: bruciare la vecchia in Valsabbia e altrove – 130.

  1. @ mondoteo

    effettivamente il posto dove sto e` un poco speciale, tanto e` appartato, ma anche se si va spopolando chi resiste e resta e` molto attaccato ai valori del luogo; in questo senso ci sento un’aria in qualche modo trentina.

    • 🙂 ci siamo, allora.

      ma si torna sempre a questo nome, che indica il giovedi` (grasso).

      – a giudicare dalla variante che hai indicato, dovresti essere della zona di Varese…

            • eccola, l’ho letta!

              ma e` la stessa identica storia! solo che la tua versione e` piu` sontuosa; la mia (l’ho trovata in internet) sembra un riassuntino della tua.

              mi era sfuggito questo tuo post: mi pare che potrei quasi essere accusato di plagio, se il tuo racconto non fosse di tanto piu` bello. 🙂

                • neppur questo si puo` dire: io neppure l’ho avuta l’idea, me l’hanno proprio tirata dietro! 🙂 🙂

                  ma si vede che, scegliendo entrambi di vivere in montagna, le coincidenze vengono da sole; come per le damigiane, ricordi?

                    • ma anche le chiacchiere dei vicini! 🙂

                      stamattina avevo appena finito di scrivere il post e stavo tinteggiando, quando dalla finestra aperta ho visto marito e moglie, col figlio di mezzo.

                      ieri sera c’era la Zöbia mata, ho detto; sono andato in internet a cercare che cosa vuol dire Zöbia…

                      giovedi`! hanno risposto ridendo, lo sanno tutti!

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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