410. Obama anatra zoppa: una presidenza finita.

ringraziamo Obama di averci risparmiato prima Mc Cain e poi Romney, per poi provare a fare come loro volevano; ringraziamolo di essere un incapace e di non riuscirci nemmeno, probabilmente.

ringraziamo Cameron di essere stato Cameron, di avere fatto esattamente quello che ci si aspettava da lui, e di avere perso.

non ringraziamo Hollande di non averci risparmiato niente.

* * *

è difficile immaginare una simile debàcle delle forze cosiddette democratiche a livello mondiale; il tema Siria, cioè il tema pace o guerra nientedimeno, è assente dalle loro prospettive: non è presente nella campagna elettorale tedesca, sarò stato disattento ma non l’ho sentito vivo come doveva a mio parere né nel Movimento Cinque Stelle né nel Partito Democratico, tutto impegnato sul fronte di un Congresso inutile per un segretario di immagine e senza contenuti.

che cosa avrebbe fatto Renzi come segretario sulla guerra tentata di Obama alla Siria?

non lo sappiamo.

in questo momento l’Italia è troppo impegnata a convincerci quanto è indispensabile il governo delle laide intese (definizione di Sendivogius), quello che toglie l’IMU ai ricchi per regalare se è possibile l’IVA ai poveri, quello che ha bloccato la lotta all’indebitamento e le riforme strutturali di Monti, che almeno erano qualcosa, anche se da un punto di vista conservatore, e che ha riportato l’Italia a quel perfetto galleggiamento sul vuoto che sta distruggendo il paese da vent’anni immobile e in declino. 

* * *

questa è la crisi mortale delle forze che continuano a definirsi democratiche solo perché vorrebbero essere il male minore, ma non ci riescono: costringe tutti coloro che pensano (e sono pochi, almeno in Italia) a guardare oramai altrove, a rompere gli ormeggi, a tagliare i ponti con una flotta che affonda.

in Italia il problema è più evidente, ma la sua sostanza attraversa il mondo: la democrazia è morta, l’elezione di spaventapasseri indecifrabili al momento della scelta non può essere fatta passare per una genuina forma di potere popolare.

ma il concetto stesso di potere popolare è ridicolo: il cosiddetto popolo è una turba di consumatori sempre più stupida, pigra, rincretinita dai media, impoverita, distratta.

meritevole di essere spazzata via, come prima o poi qualche stratega di genio si inventerà, senza parere.

perché i prossimi  genocidi saranno nascosti.

* * *

ho chiesto a Sendivogius, autore di un blog molto interessante, liberthalia:

tu pensi che prossimamente un impeachment di Obama possa esserci, dopo la rovinosa disfatta che gli si prepara?

ne sarei davvero lieto.

la sua risposta merita di diventare post:

Cinicamente parlando e detto fuori dai denti, Obama come “commander in chief” ha dimostrato di non valere una sega. E questo l’americano medio lo nota eccome!

Soprattutto in considerazione del fatto che in USA la componente militare nella politica nazionale ha un ruolo tutt’altro che secondario: in pochi altri paesi al mondo “la guerra è la naturale prosecuzione della diplomazia con altri mezzi”.

In pratica, parliamo di un Mr President, e “comandante in capo”:

che prima ordina il blitz delle forze speciali per stanare Bin Laden, con tanto di diretta streaming, e poi si ritira nel suo studio a giocare a carte perché non regge la tensione…! In USA questa è una roba tale, da schiantare la reputazione anche dell’ultimo politicante di provincia.

che si impegna in prima persona in Libia per la fine del regime di Gheddafi, ma non prepara uno straccio di piano politico-diplomatico per una reale transizione democratica, ignorando completamente chi siano i suoi interlocutori. E’ così incapace da non approntare nemmeno un piano di sicurezza, per la salvaguardia delle sue sedi diplomatiche (vedasi Bengasi): Jimmy Carter rassegnò le dimissioni per un evento simile.

che prima appoggia Moubarak in Egitto, poi non muove un dito per salvarlo; infine lo sconfessa per schierarsi flebilmente dalla parte della “rivoluzione”… Si ritrova i “Fratelli Musulmani” al governo, ma garantisce per il presidente Morsi. Si oppone ad ogni risoluzione di tipo autoritario e ammonisce contro eventuali colpi di stato che “non rispettino il voto democratico”. Ma non spiffera una parola sul golpe, la deposizione di Morsi, ed il successivo bagno di sangue. Pigola qualcosa contro l’instaurazione di una giunta golpista e la repressione, salvo rifornire i generali felloni di armi e milioni di dollari.

che ora per compiacere i falchi della destra israeliana e intimorire Teheran, si lancia alla cieca contro la Siria cercando un casus belli che al momento non ha.

Prima la guerra pareva certa, contro l’opinione pubblica statunitense (che non vuol sentir parlare di Siria), contro lo stesso Congresso (più che scettico), e contro i report della CIA che ha ammonito Mr President come in Siria NON esista alcuna reale “opposizione moderata e democratica”, con una rissosa galassia di oltre 1.200 formazioni in armi per i 4/5 di ispirazione islamico radicale e per la metà collaterali alla rete di Al-Qaeda. Adesso Mr President sembra alla disperata ricerca di un modo per fare marcia indietro, salvando però la faccia.

L’impeachment non verrà richiesto contro Obama perché, a parte la figura dell’idiota, non si ravvisano elementi giuridicamente validi. Eppoi perché i repubblicani stanno messi persino peggio, con decrepiti guerrafondai come McCain che infatti appoggiano l’opzione militare senza indugi e si sono tutti scoperti filo-presidenziali.

* * *

e io che avevo pensato che il discorso del Cairo di Obama fosse una strategia…

può essere che la debolezza di Obama sia semplicemente oramai la debolezza degli Stati Uniti, di cui lui è più consapevole di altri, però a questo punto è evidente che ci sta mettendo del suo…, anche quando, ogni tanto e non troppo raramente, se lo dimentica.

un leader democratico, ancora uno, che non ha capacità né profilo vero di leader…

peccato soltanto che le dimissioni negli USA non siano neppure immaginabili (Carter non diede le dimissioni, semplicemente non fu rieletto; fu Nixon a darle, per sfuggire all’inevitabile impeachement del Watergate): però qualcuno dovrebbe pur rompere questo tabù.

io comunque vedo con chiarezza che la sua presidenza è di fatto finita con questo fallimento siriano, e che il futuro è di nuove forze politiche, anche negli USA.

11 risposte a “410. Obama anatra zoppa: una presidenza finita.

  1. Grazie per la considerazione, sempre molto generosa, e per la doverosa precisazione su Jimmy Carter, che voglio sperare non sia tra gli “esperti” che l’attuale Presidente ha consultato in merito alla questione mediorientale.
    Se il ricorso alla guerra è una costante imprescindibile della politica estera USA (non riescono a starsene tranquilli per più di tre anni di fila), è interessante notare come le recrudescenze belliche, insieme ai coinvolgimenti militari più sanguinosi e controversi, si siano spesso e volentieri verificate sotto le presidenze democratiche:
    Harry Truman a cui si deve l’utilizzo delle bombe atomiche in Giappone (a guerra ormai vinta).
    Sul “fronte interno” il maccartismo nacque sotto la presidenza Truman e fu da questo fortissimamente sostenuto.
    JFK e Lyndon B. Johnson in Vietnam. A Johnson si devono i bombardamenti intensivi con l’uso indiscriminato del Napalm.
    Jimmy Carter inaugura il ciclo degli aiuti militari incondizionati (poi intensificati dalle successive amministrazioni repubblicane) ai futuri talebani dell’Afghanistan. E fu sempre sotto l’amministrazione Carter che il Pakistan avviò la sua irreversibile involuzione fondamentalista, divenendo una delle principale roccaforti dell’integralismo (e del terrorismo) islamico, sotto la spietata autocrazia di Zia-ul-Haq ovviamente ben visto e con ottime referenze a Washington.

    Per quanto riguarda l’America Latina, il “giardino di casa”, la politica statunitense è sempre stata equipollente con poche differenze di rilievo tra ‘democratici’ e ‘repubblicani’.

    E’ nella loro “natura”; inutile credere che possa essere altro… Obama o chi per lui saranno sempre coerenti con quelli che reputano gli “interessi USA” (e che non coincidono necessariamente con quelli del “mondo”, nonostante la presunzione universalistica), nel mito della “sicurezza nazionale” (la loro).

    • Carter ha 89 anni ed è stato comunque il meno peggio dei presidenti Democratici americani dopo Kennedy.

      il quale ebbe una presidenza breve, caratterizzata dallo sbarco nella Baia dei porci a Cuba (1961), dalla crisi dei missili a Cuba (1962) e dall’invio dei primi consiglieri militari americani nel Vietnam (erano già 12.000 con 31 caduti nel luglio 1962), prima di finire ammazzato dalla CIA.

      tuttavia a mio parere sul ruolo giocato da Kennedy nel Vietnam vanno fatti dei chiarimenti: ho provato a farlo qui: 185. il colpo di stato del 22 novembre e la terza guerra mondiale. https://bortocal.wordpress.com/2009/11/23/185-il-colpo-di-stato-del-22-novembre-e-la-terza-guerra-mondiale/

      Kennedy fu la 32esima vittima americana della guerra nel Vietnam: come scrivevo in quel post, Kennedy segna la sua condanna a morte quando “rifiuta di firmare gli ordini che trasformeranno un piccola guerra locale contro la guerriglia comunista in Vietnam nel confronto globale, nell’Apocalipse Now contro l’impero sovietico del male”.

      spalanca così le porte alle ambizioni di Johnson, un autentico psicopatico, che costruisce con la CIA la congiura per liquidarlo approfittando della visita di Kennedy al suo feudo elettorale texano: il 24 novembre, due giorni soltanto dopo l’omicidio di Kennedy, il primo gesto politico di Johnson, un segnale ai congiurati, è la conferma che “gli Stati Uniti intendevano continuare ad appoggiare il Vietnam del Sud, militarmente ed economicamente”, ma in realtà Johnson indirizza la guerra in una dimensione assolutamente diversa da quella che aveva cercato di mantenerle Kennedy.

      tra Johnson e Kennedy vi era stato un pesante conflitto di valutazioni sul ruolo del dittatore sud-vietnamita Diem, che Johnson in una visita aveva definito il Churchill del sud-est asiatico e che invece Kennedy fece uccidere l’1 novembre 2013, tre settimane prima di fare la stessa fine, in un intrigo organizzato dall’ambasciata americana.

      queste almeno sono le mie valutazioni; spero di non sbagliare…

      in sostanza Kennedy e il fratello erano spregiudicati criminali (si veda il ruolo di Robert nel suicidio pilotato dell’amante sua e del fratello, Marilyn), ma non voleva il conflitto globale con l’URSS che invece volevano allora l’esercito e la CIA.

      nella politica americana il ruolo giocato da Johnson nella liquidazione di Kennedy (peraltro ricattabile per i suoi legami con la mafia americana e per i suoi comportamenti privati) è sempre stato notorio, pur se ovviamente negato ufficialmente dalla commissione Warren: Robert Kennedy gli chiese direttamente perché aveva ucciso suo fratello

      a parte questa semplice precisazione, hai invece perfettamente ragione su tutto il resto e in particolare sul ruolo maggiormente interventista militarmente dei democratici americani (si può risalire ancora più indietro a Roosevelt, seconda guerra mondiale, e al razzista Wilson, prima guerra mondiale; ma ancora nell’Ottocento probabilmente, avendo la pazienza di cercare).

      • 🙂 Vedo che sulla morte di JFK condividi le tesi a suo tempo sostenute da autori come Jim Garrison e riprese da registi come Oliver Stone…
        Sull’assassinio di Ngo Diem è evocativo del personaggio Kennedy ricordarne le lacrime di coccodrillo quando, al colmo dell’ipocrisia, espresse rammarico e costernazione per la morte del dittatore sudvietnamita (dopo averne avallato l’eliminazione), ricordando il loro profondo legame in virtù della comune fede cattolica..!

        • sono andato anche oltre, se è per questo, e ho dato un quadro storico globale e un significato a quella uccisione…

          quanto all’uccisione di Diem, il coinvolgimento dell’ambasciata americana sembra provato e mi pare incredibile che un ambasciatore faccia una scelta simile senza l’accordo del presidente: poi sono cose su cui non si arriverà mai a qualche prova giuridicamente certa, ovviamente.

  2. Ah! Dimenticavo l’appoggio e le simpatie accordate anche dalle presidenze Johnson e Carter a quel baluardo democratico e dei diritti civili che è stata l’Indonesia di Suharto.

    • ed hai perfettamente ragione anche e soprattutto sul legame strettissimo tra la guerra del Vietnam e il sanguinoso colpo di stato di Suharto in Indonesia nel 1965 col massacro di un milione di comunisti.

      come anche sulla valutazione di Sukarno.

      ho in mente di parlarne quando, tornando in Italia e avendo a disposizione il programma per il montaggio dei video e i relativi materiali, riprenderò i miei video indonesiani.

      ma anche il genocidio cambogiano va inquadrato in questo contesto generale…

      è proprio questa ampia dimensione del conflitto USA URSS tra il 1964 e il 1989 con una serie di sanguinosi confronti ben oltre l’area vietnamita, che ha provocato milioni di morti, direttamente ed indirettamente, che mi ha fatto parlare, audacemente, in quel post che ho citato nella mia risposta precedente, di terza guerra mondiale, anche se oggi preferirei usare una espressione diversa e parlerei di prima guerra globale, data l’oggettiva differenza dalle altre due.

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