170. corretto o abrogato? (il caffè)

è molto interessante sentire diversi esponenti politici e il direttore del TG1 dichiarare che l’immunità per i parlamentari, compresa originariamente nella Costituzione, è stata abolita.

naturalmente è falso.

scusatemi il “naturalmente”, ma non se ne può più di vivere in un regime dove è quotidiana la falsificazione di cose che peraltro chiunque può verificare senza nessuno sforzo, se ne ha voglia: ma il primo risultato della menzogna al potere è che passa anche la voglia di ricercare la veritá.

la Costituzione Italiana, come può verificare chiunque, contiene un Articolo 68, il quale dice:

Art. 68.
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza
.

quindi che intende dire, vent’anni dopo, Marghetrita Boniver, la craxiana?

- ops, scusate il lapsus di battitura: ovviamente Marghe-trita va benissimo!

“L’immunità, che esiste in molti ordinamenti europei, nonché al Parlamento europeo, rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana.

Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall’Assemblea di Palazzo Madama nell’ottobre del 1993 in un clima di pesante intimidazione”.

l’immunità nel pieno di Mani Pulite non venne cancellata dal Parlamento, venne corretta.

prima la Costituzione prevedeva, in assoluto, che “nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale”.

ora la Costituzione prevede che non possa essere arrestato: ha cioè ristretto l’immunità a questo aspetto; ma il parlamentare ha tuttora un trattamento diverso da quello dei comuni cittadini e la sua attivitá parlamentare è quindi tutelata, anzi: “immunizzata”.

addirittura la revisione dell’art. 68 fatta nel 1993 ha introdotto delle importanti garanzie in più per i parlamentari:

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

questo, prima, non c’era.

* * *

ovviamente ci si ricorda bene come il Parlamento, prima del 1993, fosse rigorosamente bipartisan nel respingere SEMPRE le richieste della magistratura di indagare su qualcuno dei suoi membri.

tanto che la corruzione politica e l’impunità assicurata facevano allora del Parlamento una sede non solo di indagati, ma di condannati anche peggio di oggi.

quindi la discussione potrà essere condotta correttamente (ops: dovevo dire abrogatamente) a ripartire da questo punto: è opportuno che i parlamentari non possano neppure essere indagati per i reati che commettono?

domanda chiara e risposta chiara.

* * *

su questo, ovviamente, ciascuno può dire come la pensa.

diverso è il caso, altrettanto ovviamente, se il direttore del principale Telegiornale italiano dice la sua (come è nel suo pieno diritto) e non dà spazio nel Telegiornale, che é di tutti, anche alle tesi opposta.

mica mi sembra difficile da capire.

sveglia ragazzi: o avete bisogno di un caffé corretto? pardon: abrogato.

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però giuro che se qualche bambino influenzato dalla televisione comincia a dire che la maestra gli ha abrogato il compito, anziché dire che gliel’ha corretto, denuncio la Boniver per attentato alla lingua italiana.

* * *

ma no che invece la Boniver ha detto la cosa giusta.

voleva dire impunità, non immunità.

allora è vero che il Parlamento nel 1993 ha tolto dalla Costituzione l’impunità dei parlamentari e ci ha lasciato la semplice immunità.

ma voglio anche vedere chi riuscirá a rimettercela, l’impunità.

che pensassero piuttosto a fare il test antidroga là dentro.

Add comment 12 Novembre 2009

169. Cucchi e Schopenauer.

qualche giorno fa ho scritto:

Cucchi purtroppo aveva chiaramente deciso di andarsene perché si era rotto i coglioni di questo mondo, e la goccia che ha fatto traboccare il vaso devono essere stati i maltrattamenti subiti al momento dell’arresto.

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mi sto ancora chiedendo come è potuto succedere e c’è una risposta sola: sono stato ingannato.

leggendo sulla stampa che i medici avevano dichiarato di non avere ammesso i parenti a vederlo, perché lui aveva firmato di non volerli vedere, e che aveva rifiutato le cure, ci ho creduto.

invece Cucchi è morto con la spina dorsale spezzata a calci, senza che nessuno lo abbia ingessato, in un suo disperato sciopero della fame – che ha lasciato indifferenti i medici – per riuscire a avere un avvocato, senza riuscire ad avere riconosciuto neppure questo elementare diritto.

bastonato dalle guardie nelle celle di SICUREZZA del Palazzo di GIUSTIZIA.

inutile ricamarci sopra, tanto sono cose che parlerebbero da sole se avessero voglia.

del resto il Presidente del Tribunale di Roma lo ha giá detto quasi alla perfezione:

“L’eventualita’ di un pestaggio avvenuto a Palazzo di Giustizia di Stefano Cucchi sarebbe una cosa spaventosa… addirittura aggiungerebbe orrore all’orrore… ora non dico piu’ nulla”.

ha solo sbagliato il modo verbale: non doveva usare il condizionale, ma l’indicativo: il pestaggio proprio lì aggiunge orrore ed è una cosa spaventosa.

ora non vi sono più solo indizi, vi è persino un testimone che ha giurato davanti ai giudici e sembra attendibile.

è un altro spacciatore, un immigrato clandestino, che invece di vendere morte regala un frammento di veritá rischiosa per lui.

* * *

però io mi sono chiesto che senso avevano quelle menzogne da parte dei medici, quando è bastato andare a guardare le cartelle cliniche per scoprire che Cucchi non aveva firmato un bel niente.

Giovanardi, da parte sua, è andato in televisione a dichiarare che l’uomo è morto perché “anoressico, drogato e sieropositivo”, “uno spacciatore abituale”: come a dire che se lo meritava: era o non era uno spacciatore di morte a se stesso e agli altri?

Cucchi, infatti, è stato trovato con 20 grammi di hashish in tasca, sostanza notoriamente mortale (!).

sono stati questi 20 grammi di hashish che hanno giustificato che fosse arrestato, massacrato di calci e pugni e abbandonato senza reazioni apparenti da parte dell’ospedale al suo disperato digiuno senza cure.

bugie spudorate e subito smentite, quelle di Giovanardi.

e pensare che Giovanardi è Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, cioè esprime al massimo livello quale è la politica di lotta alla droga che intende svolgere il governo!

potrebbe parlarci della spaventosa latitanza della maggioranza deui parlanmentari ai test antidroga che si fanno in Parlamento, ad esempio.

invece preferisce parlarci di uno spacciatore che si è ucciso da sè con la droga.

e quegli stessi che volevano a tutti costi che il corpo incosciente di Eluana Onglaro venisse tenuto artificiosamente in vita contro la volontà che lei aveva espressa da viva ben consapevole , non hanno nulla da dire se i medici accettano indifferenti il rifiuto di mangiare di un uomo vivo e cosciente che lo fa solo perché spera in questo modo di vedere il suo avvocato, e lo lasciano morire?

mica sentiamo levarsi la voce del papa o dei vescovi in questi giorni: gli ipocriti tacciono; del resto le suore hanno biosgno di malati terminali paganti e presentabili, mica campano curando dei tossici senza arte né parte.

* * *

ma a questo punto a me è venuto un dubbio: che tutta questa dispiegata arte della menzogna, che appare priva di senso, invece ne abbia uno e siamo noi gli incapaci di capirlo?

a questo punto chiedo scusa a Stefano Cucchi se continuo a tifare solo da lontano perché abbia giustizia, e voglio invece occuparmi di questo aspetto secondario del suo caso: il problema della veritá.

il problema della verità, problema secondario, ho detto, e ho detto bene.

* * *

uno dei filosofi più farabutti della storia è stato Arthur Schopenauer, che non ha avuto paura di arrivare al fondo disgustoso dell’animo umano e sulla verità ha detto (mi si passi il bisticcio di parole) verità indimenticabili.

prima di tutto Schopenauer nega che lo scopo della dialettica sia la ricerca della veritá, nella discussione noi cerchiamo soltanto di dimostrare di avere ragione, usiamo la parola come strumento di potere.

scopo del linguaggio quindi non è affatto di ottenere la verità, ma di ottenere ragione.

in un piccolo indimenticabile trattato Schopenauer ha descritto L’arte di ottenere ragione.

senza averla?

che domanda stupida! avere ragione non ha niente a che fare con la verità: è solo un problema di forza.

e non venite a dirmi che Schopenauer non è stato più profetico di Nostradamus!

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* * *

il trattaello di Schopenauer insegna 38 trucchi per condurre una discussione in modo da averla vinta, ne vorrei citare alcuni, quelli che più mi sembrano adatti ad interpretare i tempi presenti:

5 False proposizioni: Usare tesi false ma vere ad hominem, sfruttando i preconcetti e pregiudizi dell’avversario.

8 Provocazione: Suscitare l’ira dell’avversario per confonderlo.

14 Dichiarare la vittoria: anche se non si è giunti alla conclusione desiderata, dichiarare la vittoria con una buona dose di faccia tosta.

18 Mutatio controversiae: Se c’è il rischio che l’avversario possa avere ragione, spostare l’argomento su altre questioni.

28 Argumentum ad auditores: Funziona meglio quando persone colte disputano di fronte ad ascoltatori incolti. Avanzare un’obiezione non valida ma “spettacolare”, che richieda, per essere smentita, una lunga e noiosa disquisizione.

36 Sproloquiare: L’avversario rimarrà sconcertato e sbigottito da sproloqui privi di senso.

38 Argumentum ad personam : Come ultima risorsa diventare offensivi, oltraggiosi e grossolani.

ora, i trucchi descritti da Schopenauer hanno acquisito un valore ancora più dirompente nell’epoca della comunicazione di massa: si vedano i punti 28 e 38 in particolare.

nella comunicazione di massa bisogna aggiungere infatti un corollario: che nelle discussioni che avvengono di fronte ad un pubblico televisivo, il pubblico stesso è generalmente disattento e smemorato.

una bugia evidente, ma stuipida, in grado di fare effetto al momento, può essere facilmente smentita l’indomani, tanto la maggior parte degli spettatori non si ricorda che cosa è stato detto davvero.

insomma, in questo sistema di comunicazione è garantito che sono gli argomenti più stupidi quelli che vincono, perché sono immediati e si fissano facilmente; un’idea lunga come uno dei miei post non è in grado di convincere nessuno.

e siccome la veritá é faticosa, e la menzogna facile, la menzogna avrà sempre la meglio sulla verità.

sembra una legge di Murphy, ma così funzionano le cose.

* * *

così oggi Giovanardi può dire una cosa digustosa e falsa, e cioè che Cucchi è morto perché anoressico e sieropositivo: la menzogna è così grave, che fa colpo come cosa vera su chi ascolta.

e il giorno dopo Giovanardi può negare di averlo detto, e scusarsi per non essere stato capito.

e notate l’impostazione della “scusa”, che rigetta la responsabilità addosso agli altri – tecnica notoria.

vi ricorda qualcosa o qualcuno?

a me sì.

ma soprattutto mi ricorda ogni giorno perché a dire la veritá si resta sempre in minoranza e a provare a dire delle cose intelligenti non ti ascolta nessuno.

* * *

avevo scritto in quello stesso post : a nessuno importerà niente  fra una settimana che il caso Cucchi sia sparito dai giornali senza lasciare traccia: avrà già svolto il suo ruolo.

effettivamente l’intervista di Giovanardi mi era sembrata una specie di segnale in codice per invitare a parlare d’altro.

però sono lieto di essermi sbagliato, e come vedete dell’omicidio di Cucchi sono qui a parlare anche io.

oltre a Schopenauer.

 

1 comment 11 Novembre 2009

168. il vescovo Pilato e il nostro Politburo.

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* * *

in una via della metropoli un gruppo di picchiatori stava massacrando un uomo che provava a difendersi come poteva.

passò di lì un vescovo e disse:

“troppa violenza, troppo odio in queste strade”.

il vescovo Pilato.

(poco prima era passato Veltroni, che era stato un Pilato molto più deciso, e aveva detto: “basta odio!”)

della serie “Sia il vostro parlare sì sì, no no, il di più viene dal maligno (Matteo 5,37).

ma anche il di meno viene dal maligno, non solo il di più.

insomma, il protagonista del vangelo aveva un notorio bruttissimo carattere e non prevedeva il ni.

* * *

se mettete molti Pilati assieme e siete a Gerusalemme nel 30 dopo Cristo avete un sinedrio.

se invece siete in Italia duemila anni dopo avete una assemblea dei vescovi italiani.

(se eravate invece a Mosca venti anni fa, avevate un Politburo, ma i tre organismi funzionano allo stesso modo, cambia solo il nome.

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tutti e tre formati da vecchi amanti del potere, cooptati e non eletti, ripetitivi e guardiani del conformismo).

l’atteggiamento della stampa italiani verso il Politburo dei vescovi è lo stesso della Pravda: si trasformano in bollettini acritici.

del resto la stampa comunemente nel mondo è nota come Quarto Potere, come un potere che cerca di limitare gli altri tre e critica governo, parlamento, magistratura; la regola non vale per le dittature, e quindi neppure per l’Italia, dove il potere è di uno solo e questo unico potente ha anche la stampa a sua disposizione.

ma questo potente italiano chi è? Berlusconi?

macché, Berlusconi è una meteora, e in fondo a volte cerrebbe da pensare (a torto) perfino un argine possibile contro il potere vero, che è la Chiesa.

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guardate un po’: Berlusconi è contestato ogni volta che fa qualcosa, la chiesa mai; Berlusconi alle elezioni prende il 42-43% dei voti al massimo come una Democrazia Cristiana qualunque del passato, ma quando la Chiesa dice di non andare a votare al referendum per la procreazione assistita, è il 75% degli italiani che obbedisce e sta a casa; e quando la Chiesa dice che bisogna tenere i crocifissi crocifissi anche alle pareti delle aule scolastiche o che le altre religioni non hanno il diritto di essere insegnate a scuola, è un consenso universale, perfino nei contestatori più accaniti e maniacali di Berlusconi.

sfugge il concetto di uguaglianza delle religioni, così il Politburo dei vescovi può sentenziare  che la religione islanica non si deve insegnare a scuiola, senza che si senta un flebile sussulto di laicità, di buon senso, di costituzione.

tutti pronti a riempirsi la bocca di Costituzione solo quando non serve.

sarà perché oramai mi sento più tedesco che italiano ed è solo la lingua imperfetta di Germania che mi trattiene di qua con la mente, ma ve lo immaginate che cosa succederebbe in Germania ad andare a togliere le loro ore di religione islamica a scuola per i loro figli ai 5 milioni di turchi che ce l’hanno da decenni?

* * *

come il Politburo del Partito Comunista della gloriosa Uniona Sovietica, i vescovi non sono mica eletti dal popolo (come si faceva alle origini del cristianesimo – e anche alle origini del comunismo), sono nominati.

del resto la somiglianza non è casuale, dato che il comunismo si è costruito secondo i dettati di un ex-seminarista, Stalin, e appunto come una chiesa, con la sua religione che era l’ateismo di stato.

(ateismo di stato, ci avete mai pensato che razza di ossimoro?

si è atei per spezzare i legami di obbedienza e di sottomissione sociali, e poi arriva un ex seminarista e fa di questa scelta una religione organizzata a sua volta: si serve proprio dell’ateismo per riportarti ai riti stupidi di massa e all’esaltazione di un capo, così che tu non possa avere proprio scampo – se non in un’altra religione).

e il cattolicesimo vale qui come valeva l’ateismo di stato di laggiù, stessa funzione: una ideologia del potere, niente altro che una maschera di pensiero apparente.
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e quando ci saremo liberati di Berlusconi (quando?) ci resterà sempre la Chiesa sul groppone.

c’è un modo per diventare meno stupidi?

* * *

il Politburo del PCCI (Partito-Chiesa Cattolica Italiana) ha fatto un’ampia rassegna dei problemi politici italiani e ha dettato al nostro Parlamento l’agenda delle cose da fare e soprattutto di quelle da non fare.

come si faceva nell’ex gloriosa Unione Sovietica, dove però il sistema è crollato quando l’elenco delle cose da fare è finito ed è rimasto solo quelle delle cose da non fare.

a quel punto è successo che sia stata fatta l’ultima delle cose che proprio non si dovevano fare: sono stati mandati tutti a casa.

però, tranquilli, in Italia non succederà: il Politburo gode della indifferenza delle masse e della sinmpatia dei giornali tutti, compresi quelli progressisti, quindi non corre pericoli.

però sono io che vorrei guardare con attenzione quale è il programma del PCCI vaticano, per capire quale è la sua vitalità intrinseca.

* * *

no per prima cosa alle “ideologie di un passato che non vuole passare”, dice il Presidente del Politburo, il generale Bagnasco.

che stia parlando del comunismo?

del fascismo non è possibile, considerando quanto la chiesa lo ha appoggiato e lo ppoggia nel mondo.

forse parla della Costituzione o dei principi altrettanto pericolosi della rivoluzione francese?

non si sa.

una istituzione politica presente sulla piazza da duemila anni rinfaccia alle altre forze politiche di essere vecchie.

ce l’ha con i faraoni, evidentemente…

* * *

poi viene il no alla religione islamica nelle scuole e alla sentenza della Corte Europea che ci ha chiesto di togliere i crocifissi dalle aule, per rispetto delle altre religiioni.

il ragionamento non fa una grinza:

“Non è in discussione la libertà religiosa di chicchessia”.

vi pare che un islamico in Italia possa essere definito un chichessia? no? perfetto; e come come può chi non è nessuno avere diritto a una sua libertá religiosa?

“le specifiche finalità [della scuola] in uno Stato laico sono di ordine culturale ed educativo”.

questa frase non vuol dire nulla: serve solo a ribadire il concetto che tocca alla Chiesa Cattolica, cioè al Poltiburo, decidere che cosa sia una stato laico e che cosa può fare o non fare uno stato laico.

“L’insegnamento della religione cattolica non è un’ora di catechismo, ma un’occasione di conoscenza di una fede che fa parte del patrimonio storico del popolo italiano”.

mai saputo per parte mia che la fede “si conoscesse”; credevo che la si provasse o non la si provasse, punto e basta.

ma il problema sta appunto nel fatto che “la fede”, quella fede non provata più né dai vescovi né dalla chiesa, è diventata patrimonioo da difendere e basta.

più chiari di cosí!

con un piccolo corollario:

“il crocifisso può suggerire solo valori positivi di inclusione, di comprensione reciproca e di amore vicendevole”.

anche per gli eredi di coloro che quasi mille anni fa se lo vedevano sventolare sulle bandiere dei crociati che distruggevano le lroo città?

che puzza di ipocrisia! oppure è solo ignoranza storica?

* * *

altro no, infine, alla distribuzione della pillola abortiva nelle farmacie, con l’invito ai farmacisti, che pigliano lo stipendio dallo stato, a non rispettare le leggi dello stato.

* * *

per ora i no giganteggiano.

ma c’è un si che rimane, forte e scandito, un sì che nasce da una fede vibrante e senza dussi o discussioni:

sì al finanziamento statale delle scuole pubbliche della Chiesa Cattolica.

un secondo sì è alla ripresa della econimia mondiale:

“Il Paese deve tornare a crescere”.

la frase è una banalità, ma di quelle banalitá idiote di cui è lastricata la strada dell’autodistruzione: il mondo non deve affatto ricominciare a crescere, perché siamo oramai al collasso, il mondo deve cominciare a fermarsi e costruire una economia non dico dell stabilitá, perché oramai anche la soglia della sostenibilitá é stata superata, ma del ridimensionamento.

allo stesso modo i vescovi sperano che si sviluppi anche l’immigrazione, che – come ha detto il papa ieri – non è una maledizione dei popoli affamati che cercano di sopravvivere, ma una occasione per  conoscersi meglio.

la chiesa si schiera con le forze dello sviluppo autodistruttivo e con l’economia della globalizzazione: direi che lo fa senza neppure saperlo, per semplice istinto del ´”crescete e moltiplicatevi”.

ma almeno agli ebrei dell’antico testamento era chiaro che crescere e moltiplicarsi era possibile solo sterminando gli altri….

* * *

già, aveva detto quel tale che non si potevano adorare assieme il suo Dio e il denaro.

se è così, è ben chiaro quale sia il dio a cui i vescovi credono senza riserve: è il denaro!

dato che gli unici sì che escono fortie chiari dalla riunione del politburo vaticano è il sì al denaro!

e se sono andati, per dirlo, proprio ad Assisi, nella patria del santo della povertà, si tratta solo di spirito missionario.

Add comment 10 Novembre 2009

167. CERN: la particella di baguette e il sabotaggio dal futuro.

per la seconda volta il Large Hadron Colli­der del CERN di Ginevra,  inaugurato, il 10 set­tembre 2008, è andato in avaria.

ce lo racconta Beppere Severgnini, in un articolo molto frizzante sul Corriere della Sera.

l’acceleratore (di parti­celle) è il più grande e potente mai realizzato. dicono: è infatti lungo 27 chilometri, ed è costato quasi 5 milioni di euro per lo scavo sottoterra.

dovrebbe scagliare delle particelle  (protoni e ioni pesanti) fino al 99,9999991% della velocità del­la luce, facendole scontrare fra loro e, detta un po’ grossolanamente, generare in questo modo dei piccolissimi buchi neri, simulando la condizione inizialissima dell’universo, qualche frazione infinitesimale di secondo dopo il big bang, che viene visto appunto da qualcuno come l’esplosione di un buco nero.

in questo modo – non chiedetemi i dettagli – dimostrerebbe “l’esistenza del «bo­sone di Higgs», che “fornisce la massa alla mate­ria nell’universo”.

beh, detta così suona davvero strana: se è il bosone di Higgs che fornisce la massa all’universo, che bisogno c’e di dimostrarne l’esistenza? non è forse abbastanza provare che l’universo la sua massa ce l’ha?

ma la frase è da intendere nel senso che l’esperimento ci darà la certezza che è proprio il bosone di Higgs a dare la massa all’universo, e non – che ne sappiamo? – qualcos’altro, ad esempio Dio, in mancanza di meglio.

certo, che per farlo si debba addirittura creare qualche microscopico buco nero, cioè qualche punto dentro la terra dove la concentrazione della materia sia tale da avere una forza di gravità tale da impedire persino alla luce di uscire, qualcuno lo ha giudicato troppo rischioso.

una induzione normale (per ciò stesso incompatibile con la fisica quantistica) ci direbbe che il buco nero dovrebbe essere capace di ingoiarsi il pianeta intero, per la sua mostruosa forza di gravità: però ci viene assicurato che sparirà subito, prima di riuscirci.

i ricercatori di Ginevra ci hanno assicurato anche che il gioco vale la candela, dato che il bosone in questione è detto anche «la particella di Dio», nel senso che ci spiegherebbe quel big bang senza bisogno di ricorrere alla volontà creatrice di Dio.

sta di fatto che questi scienziati, cosí certi dell’innocuità del loro esperimento, non riescono comunque a farlo.

la prima volta, l’acceleratore, appena inaugurato, fu bloccato per mesi da un guasto rimasto sconosciuto nelle sue cause.

ora l’origine del guasto è ancora più gustosa, talmente incredibile da sembrare quasi una vendetta preventiva di Dio, a cui non va di venire sloggiato nel suo ruolo di creatore del mondo da una banale particella, e che lotta con tutte le sue astuzie per impedire a quei miscredenti di europei di fargli anche questo affronto.

questa volta l’acceleratore è stato bloccato da una briciolina di pane, avete letto bene: qualche sbadato è andato a mangiare la sua baguette del mattino dove non doveva, direte voi, cioè in una delle unità esterne di raffreddamen­to che mantengono la tempera­tura a 1,9 gradi sopra lo zero as­soluto.

macché: questa spiegazione non è abbastanza “fisica”, e i ricercatori di Ginevra hanno fatto delle ipotesi più consone: chi ha parlato di un uccellino – l’uccellino di Dio, probabilmente – chi di pane caduto da un aereo, che notoriamente spargono dal cielo, oltre ai misteriosi blocchi di ghiaccio che ogni tanto ci cascano sulla testa, anche le briciole di pane, come Pollicino.

anzi, a questo punto, perché non fare una terza ipotesi e parlare appunto di Pollicino?

no, la portavoce ufficiale del Cern si è limitata alla prime due:

«Supponiamo sia sta­to portato da un volatile oppure sia caduto da un aeroplano di passaggio».

i più sfiziosi si sono addirittura inventati una teoria ancora più complessa “secondo cui a sabotare il travagliato sincrotrone sareb­be niente meno che il suo stes­so futuro”.

si tratta di un fisico di Copenhagen e di un giapponese di Kyoto, che hanno esposto questa bizzarra teoria tre settimane prima di questo bizzarro secondo guasto: secondo loro “la sua creazione [del bosone di Higgs] sarebbe sufficiente a produrre un ritor­no al passato e a fermare il sin­crotrone prima che ne produca uno”.

chiarissimo, no?

quasi come Nostradamus che in questi casi non manca mai:

Fuggite, fuggite da Ginevra tutti,
Saturno si cambiera’ d’oro in ferro,
Il contrario raggio POZ sterminera’ tutti,
Prima dell’accaduto il cielo fara’ segni.

io lascerei perdere anche Nostradamus e mi limiterei a dire che a Ginevra sono andati in cerca della particella di Higgs e hanno finito col trovare una particella di baguette.

ho conosciuto bene un fisico italiano che lavorava al CERN di Ginevra: non gli avrei affidato neppure una baguette: un delirio di grandezza freddo e senza possibilità di ripensamenti dominava la sua vita, era una fanatico occulto assolutamente impermeabile ad ogni forma di buon senso, insomma un fisico perfetto.

e con questo andiamo al lavoro che è meglio, va’.

8 comments 9 Novembre 2009

166. il colore politico delle droghe.

interessante articolo di Andrea Senesi sul Corriere della Sera di ieri: www.coacina-controli-aziende_0bb1b7aa-cb76-11de-8d35-00144f02aabc.shtml

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la notizia è che  il direttore del Di­partimento dipendenze della Asl di Milano, Gatti, è stato chiamato in Comune a illustrare il problema delle dipendenze “nella metropoli invasa dal­la coca”.

e questa non è una frase fatta, detta tanto per dire:

“Su cento mila­nesi, quasi quindici l’hanno provata.

Nei Paesi Ue la per­centuale non raggiunge il 4%”.

“A Mila­no un giovane adulto su tre ha fatto uso, almeno una vol­ta”.

il problema vero, tuttavia, è un altro:

“la prevenzione va fatta” nel “cuore delle aziende”, perché il problema oramai nasce da lì: “lì stanno in massima parte i consumatori di cocaina”.

beh, che dire se uno dei massimi esperti nazionali del problema pone il dito sulla piaga che vado segnalando da tempo sul mio blog?

quindi non era esasperazione polemica, la mia, ma una intuizione che risulta confermata dai fatti.

assieme alla soddisfazione, tuttavia, mi scappa un ghigno maligno: pensatevi la scena, l’esperto che in Comune denuncia che la cocaina oramai è diffusa nella classe dirigente della città e  i consiglieri che lo ascoltano pensosi.

ma se è vero quel che dice l’esperto, quanti di quei consiglieri che ascoltano seri e cmounti sono a lorovo volta cocainomani e guardano sottecchi l’ora tutti nervosi per sapere quanto manca all’appuntamento col pusher?

* * *

Gatti parla di una clas­se dirigente ormai “ostaggio non so­lo della droga, ma anche del «giro», di chi la smercia.

«È una società civile in ostag­gio e potenzialmente sotto continuo ricatto».

ma se chi la usa “ne fa un mo­dello di vita, una cifra sociale”, qui occorre che ci fermiamo un momento a riflettere che cosa significa che la cocaina abbia preso il psoto dello spinello e dell’eroina.

credo che la svolta politica a destra dell’Italia degli ultimi anni trovi la sua spiegazione nella prevalenza culturale di un tipo di droga sull’altra, o dite pure viceversa, che forse è un po’ meno traumatico…

l’hashish e in maniera più devastante l’eroina sono le droghe che servono a sfuggire al conflitto: determinano rilassamento e fantasticherie, danno un senso di immedesimazione col tutto o almeno col gruppo; diciamola tutta. sono droghe di sinistra, pacifiste e allucinatorie.

la cocaina, invece, è una droga individualista che potenzia l’aggressività e serve a stare sul mercato sentendosi invicibili: è una droga di destra, in tutta evidenza, un fascismo chimico.

fate il ritratto del perfetto cocainomane e avrete quello di Berlusconi o Bossi; non dico che consumino, non ci sono prove, ma è come se lo facessero.

“sempre duro”? è la sensazione appunto che prova il cocainomane.

ho conosciuto dei giovani cocainomani, qualche anno fa, anche per motivi professionali: avevano cominciato per reggere la fatica di una serata in discoteca, si erano ritrovati con una sensazione di onnipotenza addosso, il sesso non provocava fatica; la vendita di droga era diventata il modo più semplice per procurarsela, grazie ai profitti grandiosi che il semplice spaccio procurava loro; il senso di onnipotenza era diventato da fisico anche economico ed era risultato potenziato a sua volta; poi si erano ritrovati senza quasi accorgersi come in preda a un tremito convulso che niente riusciva puiù a dominare e a non poter più fare sesso senza quel sostegno chimico in dosi crescenti, e alla fine non c’era polverina che riuscisse a tenerglielo ritto.

come dice Gatti, la cocaina

“ser­ve a lavorare, a divertirsi, a fa­re sesso.

Ma poi l’asticella del­la soddisfazione si fa sempre più alta.

E allora chi consuma coca paradossalmente fa una fatica terribile a divertirsi”.

vero che adesso non mi occupo più di queste problematiche e può darsi che il viagra possa risolvere i problemi erettivi cui a lungo anadare va incontro il consumatore abituale di cocaina.

ma vorrei tornare al concetto di fondo, alla differenza fra l’hashish e l’eroina, che servono per sfuggire al sistem, e la cocaina che serve ad integraricsi meglio.

cover

ovviamente qui si dovrebbe aprire una parentesi (per così dire) su quale mai sia la vera natura di un sistema  sociale che ha bisogno di drogare chi gli appartiene per farcisi sopportare: che razza di allucinazione sia una società così.

* * *

qualcuno dice che sono troppo pessimista e cinico, a volte lo penso anche io: ho dei sensi di colpa, transitori, però.

intanto da domani parte la settimana sui controlli volontari antidroga in Parlamento promossi dall’om Giovanardi (purtroppo nessuno ci ha pensato, a sinistra).

il test sarà volontario, preannunciato e anonimo.

bello, no?

perché non lo fanno anche ai calciatori così?

ma perché la luciditá dei calciatori è molto più importante di quella dei politici, evidentemente!

come dice la circolare che lo preannuncia, come a mettere in guardia i parlamentari, il test:

consente di rilevare la presenza di sostanze consumate fino a qualche giorno prima

in realtà l’unica cosa che questo test ci dirà è quanto a lungo i parlamentari cocainomani riescono a stare senza droga.

però il fatto stesso che si sia dovuti arrivare a questo punto dimostra da solo quanto è grave la situazione del paese.

del resto, basta guardarli i televisione certi nostri politici: c’é solo da sperare che siano fatti, perché se invece fossero così proprio naturalmente senza neppure bisogno dello striscio prima della trasmissione…

Add comment 8 Novembre 2009

165. il superindice della speranza OCSE.

lo sapevate voi che il superindice OCSE che è servito ieri a Berlusconi per provare a capovolgere l’immagine dei problemi economici dell’Italia è un misuratore delle aspettative e non dell’andamento reale dell’economia?

sentite qua (con molta pazienza, sorry), e guardate come funziona l’informazione in Italia.

* * *

Berlusconi fa una conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri, secondo lui “non possiamo lamentarci, non va malissimo: il peggio della crisi è alle spalle”; Tremonti ha commentato: “Il tempo è stato galantuomo, ora dobbiamo insistere”.

(meno male che è rimasto almeno un galatuomo al governo, dico io: il tempo che fa)

naturalmente, siccome non sono un menagramo e amo il mio paese, sarei molto contento di poterlo credere, ma so di non potermi fidare.

i giornalisti italiani mica sono in grado di controllare, scrivono a spanne e devono sparare dei titoli in prima pagina: “Italia al top“, scrivono il Corriere della Sera e anche Repubblica, che ci aggiunge di suo: “la nostra [economia] è quella che va meglio” e anche “Noi nella media europea“.

la seconda notizia smetisce da sola la prima, ma perfino per Repubblica quel che dice il capo del governo viene preso per buono, al massimo chi ce l’ha sulle balle ci farà dei commenti acidi; ma non pare che nessuno sia in grado di andare a vedere.

ci provo io, col mio povero buon senso: non ci vuole molta materia grigia per smantellare queste trovate propagandistiche così arruffate e confuse.

* * *

do prima di tutto un’occhiata al Sole 24 ore, questo è il giornale degli esperti del settore, e già mi ritrovo in un altro pianeta:

Il superindice Ocse è in crescita in vari paesi, tra cui Stati Uniti e Cina.

L’Organizzazione invita comunque a interpretarli con cautela.

già, proprio la cautela di Berlusconi!

la seconda verifica che faccio è altrettanto semplice: scorro le edizioni on-line dei principali quotidiani tedeschi, ed ecco la seconda sorpresa: toh, com’è che nessuno ne parla? dopotutto secondo questi dati la Germania va anche meglio dell’Italia: Germania + 2% a settembre rispetto ad agosto e + 5,7% rispetto al settembre 2008; Italia + 1,3% rispetto ad agosto e + 10,7% rispetto al settembre 2008;  e i tedeschi sono così attenti all’economia…

ma insomma, poi ci sono i dati degli altri paesi che mica si discostano troppo (a parte il Giappone, in peggio) da questo quadro.

al quale manca il dato fondamentale: quanto sono crollate le economie dei diversi paesi prima: infatti è vero che le prospettive della Cina gli ultimi dati OCSE sono solo un poco migliori di quelle dell’Italia (+ 1,6 punti rispetto ad agosto e + 7 punti rispetto a settembre 2008), ma vorrà pur dire qualcosa che questi incrementi per l’Italia avvengano dopo un crollo della produzione a due cifre nell’ultimo anno e per la Cina dopo un incremento ancora molto vicino al 10%!

purtroppo la prima vera notizia di questa conferenza stampa è la conferenza stampa stessa, cioè che Berlusconi ha una fretta sospetta di far credere agli italiani che tutto va benissimo: del resto è la sua filosofia economica, e la conosciamo benissimo: secondo lui l’economia consiste sostanzialmente nelle aspettative della gente, va bene quando la gente è ottimista e va male quando è pessimista: l’idea che la gente è ottimista quando ha i soldi in tasca e pessimista quando non ne ha non la considera.

quindi Berlusconi deve generare ondate di ottimismo fra gli italiani senza troppi soldi in tasca, ed eccolo all’opera.

e ci riesce anche! del resto tutti gli vanno dietro…

* * *

una volta ho comperato una casa da un’impresa che era sull’orlo del fallimento: il titolare stava combattendo disperatamente per restare a galla, anche se io ovviamente non lo sapevo e non avrei mai potuto sospettarlo: lo faceva infatti come un vero giocatore di poker: sprizzava ottimismo da tutti i pori, emanava sicurezza assoluta, magnificava i suoi depositi in banca, rialzò con molta sicurezza il prezzo del preliminare di una cifra notevole dimostrando che i miei soldi non gli servivano e di essere anzi pronto a pagare una grossa penale pur di tenersi la casa stessa.

mi andò bene, perché fallì solo dopo altri 2 anni e 15 giorni di lotta eroica e di faccia di bronzo dal nostro atto di vendita, e la casa restò mia; per quei 15 giorni soltanto la casa non ricadde nell’asse fallimentare (credo si dica così, ma non sono sicuro, non sono esperto di fallimenti, tranne che altrui…. ;) ), cioè non fu rimessa a disposizione di tutti i creditori (me compreso) per coprire almeno una parte dei debiti: senza quei 15 giorni benedetti la casa mi sarebbe stata tolta e io avrei riavuto indietro solamente una piccola parte dei soldi per i quali mi ero indebitato per comperarla.

quell’uomo mi è venuto in mente ieri leggendo le dichiarazioni del nostro capo del governo su quanto sta bene l’economia italiana: la stessa sicurezza indistruttibile, la stessa maschera della invincibilità: niente di strano, fa parte della professionalità degli speculatori questo aspetto del carattere.

* * *

per dirla tutta, non credo che ci sarà mai nessuno al mondo che leggerà questo post oltre le prime due righe, ma a questo punto mi sono accorto che non sapevo bene che cosa fosse questo superindice OCSE e ho fatto una ricerca con Google: sono stato fortunato, perché sono arrivato subito al sito di Alfonso Fuggetta  ?p=6051 che riprende un articolo di Francesco Daveri e Tito Boeri su La Voce (c’è il link al termine della citazione), molto chiarificatore anche se di lettura ancora più tormentosa di questo post, mi pare…

ehi, Fuggetta ha postato il pezzo il 15 settembre, cioè di quasi due mesi fa, e già allora l’OCSE diceva esattamente le stesse cose, per cui è ancora più evidente il carattere del tutto propagandistico dello sbandieramento di questi dati oggi.

ma ecco come Daveri e Boeri ci spiegano il Superindice OCSE:

Il superindice Ocse riassume variabili mensili relative alle aspettative sulla fiducia delle famiglie e delle imprese.

Per l’Italia, il superindice contiene sei voci, tre relative alle aspettative future (la fiducia delle famiglie e le aspettative delle imprese manifatturiere sulla loro produzione futura e sul loro portafoglio ordini), due dall’Istat (i nuovi ordini al netto delle variazioni del livello dei prezzi e le ragioni di scambio) e uno della Banca d’Italia sul tasso di interesse sul mercato interbancario a tre mesi.

L’indice della Francia e del Regno Unito comprende anche il numero di registrazioni di nuove automobili e un indice del mercato azionario. L’indice francese considera anche il numero dei posti di lavoro vacanti.

L’indice della Germania include il portafoglio ordini sull’estero, mentre quello della Spagna inserisce, tra l’altro, anche il numero di notti in hotel.

in sostanza il superindice in particolare italiano misura non l’andamento reale dell’economia, che rimane difficoltoso, ma le aspettative che gli operatori economici hanno sul suo andamento e certe linee di tendenza future.

sintesi di Daveri e Boeri, già a settembre:

È anche vero che gli italiani sono ottimisti sul futuro, il che potrà contribuire a un più ravvicinato ritorno alla crescita nel nostro paese.

questo e solo questo misura il superindice OCSE: il relativo ottimismo che Berlusconi riesce a diffondere sulle prospettive del paese.

e possiamo essere sicuri che dopo questa conferenza stampa il superindice si sará alzato ancora.

ma questo non significa ancora che l’economia reale stia effettivamente andando meglio nel suo complesso.

* * *

una volta chiarito che il superindice OCSE è solo un indice di aspettative sull’andamento dell’economia e non è l’indice dell’andamento reale del PIL, Prodotto Interno Lordo, cioè della produzione reale di ricchezza, rimane da chiarire un ultimo equivoco su cui gioca la propaganda del governo.

non solo il Superindice OCSE non è l’indice dell’andamento del PIL, cioè dell’economia reale, ma l’andamento del PIL non è il bilancio dello stato.

in altre parole è anche probabile che ci sia qualche modesta ripresa della produzione, ci mancherebbe altro, dopo il crollo a due cifre dell’ultimo anno!, ma questo non significa che il bilancio dello stato sia con ciò stesso al sicuro: PIL e bilancio sono due cose diverse!

se un artigiano è mostruosamente indebitato è certamente positivo per lui che gli ordini e le vendite migliorino dopo il crollo degli ultimi mesi, ma questo non significa che automaticamente per questo lui riuscirà a pagare i mutui alla banca e le parcelle salate del suo commercialista che lo tiene a galla, se i suoi debiti hanno superato la soglia di sicurezza.

* * *

quindi l’andamento della economia reale, la auspicabile ripresa del mondo produttivo, dove milioni di persone combattono contro l’incertezza e molti con la cassa integrazione, non è affatto l’aspetto più grave della crisi economica italiana.

per dirla in poche parole, il bubbone che avvelena il paese non nasce direttamente dalla produzione che è in se stessa sana, anche se ha cominciato da tempo a pagare il danno della mancanza di una politica economica seria, che le due brevi parentesi prodiane non sono riuscite ad inpostare: mancano ricerca, promozione, sviluppo dell’istruzione, sostegno alla produzione dello stato, ma la nostra risorsa nazionale principale rimane una invidiabile creatività che altrove non si trova, e gli italiani, anche i piccoli imprenditori, sono maestri nell’arte di arrangiarsi, questa è la vera risorsa del paese.

il tallone d’Achille dell’Italia è la politica: sta nel fatto che l’arte di arrangiarsi si allarga dall’economia alle istituzioni e diventa corruzione e malaffare politico.

economicamente il vero pericolo che sovrasta l’economia italiana è la bancarotta dello stato, non del tessuto produttivo.

e purtroppo il miglioramento dell’economia reale ha un effetto solo indiretto sulla situazione delle finanze statali.

qui per fortuna – dato che nessuno di sicuro se lo augura, il tracollo – la trovata dello scudo fiscale – abominevole moralmente – pare che per il momento funzioni e possa  portare una provvisoria boccata di ossigeno entro il termine fatidico del 31 dicembre: la guerra alla Svizzera paga e i capitali stanno in parte rientrando.

ma la lotta politica feroce aperta su come buttare dalla finestra subito quel qualche migliaio di euro che si raccatterà a dicembre, lotta nella quale è attivamente impegnata con proposte sue anche la sinistra politica e sindacale, non lascia illusioni sul fatto che aldilà di quest’ultima trovata si apre comunque il baratro.

* * *

la riforma dell’economia italiana passa attraverso la ristrutturazione del ceto politico: finora in cassa integrazione ci sono finiti gli operai, e i politici hanno continuato a spassarsela fra escort di ogni sesso e droghe di ogni tipo; occorre mandare la classe politica e sindacale ad essa omogenea in cassa integrazione.

questa è la riforma delle riforme in Italia, ma è difficile che sia il ceto politico stesso a farla: nell’orizzonte politico di medio termine potrà farlo solo un regime autoritario che ci liberi dal parassitismo politico e dai suoi costi insostenibili per il bilancio dello stato.

insomma, quell’artigiano in pena di cui all’esempio precedente, sta ritrovando i clienti, ma non riuscirá a salvarsi se non si libera del commercialista corrotto che lo dissangua.

e questo è il vero tema del futuro politico italiano, é solo qui che si può costruire un indice OCSE, un indice della speranza, davvero positivo.

per via del consenso incredibile ed ampiamente immeritato che il suo monopolio dei mezzi di comunicazione gli dà, Berlusconi sarebbe potuto essere l’unico che affrontava questa riforma; i quindi ci anni del suo dominio hanno però oramai ampiamente dimostrato che non sarà lui a farlo, e non può farlo perché lui, come imprenditore, è stato il figlio di questo mondo politico, il braccio economico di Craxi e tutto il suo potere è stato costruito negli interstizi della politica mafiosa d’Italia.

quindi Berlusconi non potrà mai tagliare i rami dell’albero su cui sta.

è per questo che il futuro d’Italia ha un altro nome, ed è per questo che il fenomeno più interessante in questo momento, dopo che la sinistra si è suicidata da sè dimostrando di essere una variante interna del berlusconismo, quando si è liberata di Prodi, è Fini, se saprà prendere in mano questa bandiera e stabilire una inedita allenaza con la parte moralista e legalitaria dell sinistra, quella che oggi è costretta a raccogliersi senza troppa convinzione sotto le bandiere di Di Pietro.

4 comments 7 Novembre 2009

164. opinione pubblica a pagamento.

l’idea di farsi fare le famose 10 domande dal principale quotidiano d’opposizione, di farci crescere su uno scandalo mediatico internazionale con tutti i mezzi possibili, compresa una richiesta di un miliardo di danni in tribunale, e poi di uscirsene, quando tutti se ne stavano già dimenticando, con otto risposte insignificanti rese al proprio ciambellano di corte in un libro pubblicato da una propria casa editrice è di una grandiosità tanto allucinante quanto inconsapevole.

degna di Dalì.

è come dire che il califfo riconosce che l’opinione pubblica esiste solo se è disposta a pagarlo.

in quest’uomo la prostituzione è una chiave interpretativa universale della realtà.

la tragedia è che in Italia funziona.

 

 

Add comment 6 Novembre 2009

163. se il crocifisso potesse parlare…

DaliStJohn_rid

“non ti farai alcuna scultura né immagine, non adorare tali cose”.

credevo in una religione fondata su questo principio, come l’islam, e invece voi avete fatto di me una statuetta muta, da mettere dappertutto.

non dico solo nei templi addobbati di una religione per me incomprensibile.

mi avete messo perfino nei tribunali, ad assistere alla condanna degli innocenti e all’assoluzione dei delinquenti.

mi avete messo negli ospedali ad ascoltare i lamenti degli ammalati e il rantolo dei morenti, come a dimostrare che non posso fare niente per aiutarli, o, peggio, che condivido la necessità di queste sofferenze, dato che ho sofferto anche io.

mi avete messo nelle scuole ad ascoltare le mille bugie necessarie per adattare le menti infantili a un mondo dove la verità deve essere considerata menzogna e la menzogna verità.

solo nelle banche non mi avete messo, neppure in quelle che si fregiano del nome di qualche mio seguace, ma solo perché quelli sono i locali dedicati al culto di un dio più importante di me.

che cosa macabra esporre l’immagine nuda di un uomo torturato a morte sotto gli occhi dei bambini.

qualcuno ha mai pensato all’effetto che fa su menti infantili?

no, perché il simbolo del mio corpo nudo e martoriato serve non solo a cancellare il senso di quello che ho detto, anzi alla fine cancella perfino quello che sembra urlare: la protesta per la morte dell’innocente.

il crocifisso è solo un modo subdolo per abituare le vostre menti fin da piccole alla insopportabile violenza che permea le vostre vite.

non riuiscireste a sopportare che vi mostrino a cena un uomo che spara nella nuca ad un altro alla televisione se non vi avessero messo sotto gli occhi a scuola fin da piccoli come cosa normale l’immagine di un uomo che rantola sulla croce.

questa mia immagine è così insopportabile, che è servita ad abituarvi a voltarvi dall’altra parte, pensando che viviamo in un inevitabile mondo di sangue.

quella immagine è così strettamente legata alla violenza, che l’avete messa perfino sulle bandiere delle vostre armate lanciate verso la conquista e i massacri.

dite che sono queste le vostre radici? credo bene, ma io che cosa c’entro con voi?

come è possibile che il fardello di incredibili bugie che avete raccontato sul mio conto sia il cemento che tiene insieme la vostra identità duemila anni dopo?

quello che pensate, che dite, che fate, non ha nulla a che fare con me; come è possibile allora che io vi serva in maniera tale che senza di me non sapete più chi siete?

non ero venuto a portare la pace nel mondo, ma la spada; ero venuto come erede legittimo del regno di Davide, ultimo suo discendente e pretendente al trono, preparato dalle cento profezie che avevano fissato il tempo e il luogo della mia nascita, persino, e fui generato da chi si era posto a capo di questo movimento messianico di attesa, poi affidato ad un padre posticcio per sfuggire alle ricerche dei potenti di allora.

ho dovuto vivere in clandestinitá e in esilio e ho visto la morte di mio padre, a 12 anni, quando andò a Gerusalemme per suscitare la rivolta contro i romani e il loro censimento.

dovetti uscire dall’ombra al momento predestinato, per una avventura che fu una breve meteora, e quando fu imprigionato il sacerdote che avrebbe dovuto ungermi re, scelsi di farmi ungere messia dalla compagna della mia vita, colei che generò il mio unico figlio, nato postumo, ma morto quarantenne senza figli, per le lotte di potere tra i miei seguaci: quindi non ho lasciato eredi.

una scelta contro corrente, quella di farmi proclamare re da una donna, che non mi fu perdonata e provocò il tradimento del mio principale collaboratore.

del resto stavo stretto in quel ruolo di restauratore di una monarchia fanatica e talebana che alcuni miei seguaci volevano cucirmi addosso: il mio cuore batteva invece per altri valori.

amavo le donne, mi piacevano i bambini, pensavo che la povertà fosse il sale del mondo; la ricchezza mi pareva un male superfluo nella vita umana, avrei preferito essere considerato un maestro anziché un re, ma ben poco mi fu concesso di esserlo.

non sono morto sulla croce e neppure sono risorto: le sono semplicemente sopravvissuto.

inscenarono la mia morte con quell’anestetico mescolato all’aceto che mi tolse coscienza, mi levarono dalla croce apparentemente morto, solo per trasportarmi ad un sepolcro trasformato in ambulatorio clandestino, poi nella notte fui caricato su un carro che fuggì verso la Galilea dopo un saluto sofferente ai miei seguaci di Gerusalemme e ai miei fratelli, che tanta parte erano nel comitato clandestino che guidava la rivoluzione; e questo fu in seguito fatto passare per apparizione.

come sapete benissimo, non riuscii a guarire dalle ferite e dopo 40 giorni, in Galilea, “ritornai al padre” e mi dipartii dai miei seguaci, lasciando il futuro ai più esaltati e fanatici di loro: menti confuse che costruirono cento leggende in lotta fra loro, tra le quali le esigenze della conquista del potere selezionarono alla fine le stupidaggini più incredibili, ma più adatte a dominare le menti infantili del popolo.

lasciai dietro di me un enigma: secoli di attesa del mio popolo si erano concentrati attorno al mio povero essere mortale; toccava a me realizzare il regno di Dio e per farlo occorreva che morissi sulla croce: allora Jahvé avrebbe scagliato le sue armate e il mondo sarebbe diventato un impero ebraico dedicato a lui, anziché agli dei maledetti e falsi dei pagani.

fui tradito dai farisei che simpatizzavano per me, uomini senza fede che ebbero paura che con la mia morte l’avvento del regno ebraico sarebbe fallito per sempre.

mi salvarono contro la mia volontà per sottrarmi alla morte che sarebbe stato il trionfo dell’idea.

non credevano abbastanza.

così come non credono abbastanza in me quelli che dicono che il simbolo della mia crocefissione non ha un valore religioso (e che altro, allora?)

per questo gridai di disperazione quando mi fu accostata quella maledetta spugna al viso: perché Dio permise a uomini piccoli e miscredenti di distruggere la potenza della vera fede?

perché del resto lo permette ancora e non cancella con un fulmine il simbolo stesso della menzogna che sono diventato, togliendo lui i crocifissi dai muri?

togliete voi quell’immagine, per favore: tutto il marcio che avvelena la vostra vita è cominciato proprio da lì.

Add comment 6 Novembre 2009

162. morire di quale influenza.

week end sopra le righe per me (ma Halloween non c’entra) e l’eredità di una tosse fastidiosa che prolunga, rafforzandola, un’influenza non risolta.

continuo a non curare la mezza bronchite, andando al lavoro e aspettando che l’organismo rimetta ordine da sè.

l’altroieri l’influenza ha per la prima volta colpito duro vicino a me: è morta la moglie quarantenne di un collega di lavoro.

è morta in realtà per lo shck anafilattico di una reazione allergica ad un farmaco contro l’influenza ordinatale dal medico: è bastata la prima compressa per mandarla in coma in cinque minuti.

parlando sento da un’altra collega di un’altra storia simile: un ragazzo di 22 anni, morto due anni fa per un farmaco sbagliato.

queste due vittime non finiranno certo sui giornali.

e neppure sulle statistiche dei morti provocati dalla influenza suina.

nessuno tiene le statistiche del numero di persone uccise dai farmaci.

è di fronte a fatti come questi che uno sente di colpo con chiarezza quale è il vero significato della attuale organizzazione sociale.

i media alimentano una paura che ha uno scopo soltanto: vendere farmaci.

campagne periodiche su pericoli che ogni volta si rivelano immaginari abusano della nostra suggestionabilità animale per indurci a comperare la pillola che dovrebbe darci sicurezza.

la funzione dei media è di tenerci quotidianamente sotto controllo, di regolare momento per momento quello che pensiamo.

ci sono i padroni delle nostre emozioni, delle nostre paure, dei nostri soldi.

a loro non importa che, diffondendo le notizie di qualcuno che per media statistica muore al primo raffreddore o perché già malandato o per qualche strana casuale beffa del suo destino personale, si crei un numero probabilmente maggiore di altre vittime, queste sì davvero sane, che vengono stroncate da farmaci buttati sul mercato senza le giuste precauzioni.

certo, uno tossisce, tenendosi la tosse, e scrive qualcosa sul suo blog illudendosi di riuscire a fare una briciolina di controinformazione.

nulla di vero, naturalmente: il controllo è totale, e noi siamo solo le marionette di un gioco manovrato da altri; quel che scriviamo qui è solo il gioco patetico che ci illude di esistere in una realtà dove è spregevole – chissà perché – avere soltanto la propria cerchia di amici e non esercitare alcun potere di controllo su altri, che è riservato a ben determinate istituzioni che agiscono a comando.

in questo momento, ad esempio, le istituzioni che governano l’informazione ci devono impedire di vedere che la classe dirigente politica che abbiamo è stravolta dalla cocaina in maniera bipartisan e ci si agita davanti agli occhi il drappo rosso dei morti in carcere.

Cucchi purtroppo aveva chiaramente deciso di andarsene perché si era rotto i coglioni di questo mondo, e la goccia che ha fatto traboccare il vaso devono essere stati i maltrattamenti subiti al momento dell’arresto.

finalmente qualcuno dedica attenzione a questo caso o al suicidio di una brigatista; ma nessuna illusione, è solo ammuìna, alla fine non ci saranno colpevoli.

perché se si volesse fare una indagine seria, il comandante delle guardie carcerarie registrato mentre dice che un detenuto si massacra solo lontano dagli occhi degli altri sarebbe stato già destituito.

però tutta l’agitazione sul caso Cucchi è molto sospetta per i tempi; del resto si sa che gli italiani sono un popolo tendenzialmente delinquenziale e che agitargli davanti agli occhi il drappo rosso dello sbirro assassino funziona sempre.

inoltre il meccanismo dell’informazione drogata non vende riflessione, ma emozioni e suggestioni; a nessuno importerà niente fra una settimana che il caso Cucchi sia sparito dai giornali senza lasciare traccia: avrà già svolto il suo ruolo.

qualcuno può opporsi a questa deriva? c’è una strada per sottrarsi al dominio delle nostre menti, dei nostri cuori, di quello che abbiamo?

da tempo sto teorizzando la fuga; è grottesco: mi sono battuto per anni contro chi già trent’anni fa diceva cose simili; ho considerato il Puerto Escondido di Salvadores una forma di abiezione morale e di abdicazione: che cosa ha cambiato il mio modo di vedere?

sono più lucido adesso oppure soltanto più stanco?

non lo so.

so solamente che di influenza si muore, ma l’influenza di cui si muore è quella che l’apparato del potere esercita su di noi.

1 comment 5 Novembre 2009

161. nevica, governo ladro (a Pechino).

la storia della nevicata di domenica scorsa a Beijing (Pechino) è così grottesca, e nello stesso tempo o proprio per questo, così carica di significati simbolici, che mi risulta incomprensibile come la stampa italiana se la sia lasciata scappare, così che la ritrovo solo sulla stampa tedesca.

ovviamente ho appena mandato una mail a mia figlia Sara, che vive laggiù, per saperne di più, ma dubito di poter avere una risposta veloce.

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* * *

anche in Cina ci sono scienziati che studiano il tempo che fa; noi li chiameremmo metereologi, e ci aspetteremmo che tentassero di prevedere il futuro.

invece i metereologici cinesi non prevedono il tempo che fará, lo fanno, direttamente, di persona, loro.

il problema della città è la siccità, diciamo pure meglio: la desertificazione incombente (per saperne di più si può sempre leggere il resoconto del mio viaggio in Cina dell’anno scorso:  322-viii-4112625 , e post successivi, ovviamente).

quindi i metereologi cinesi decidono di far piovere, su incarico, ovviamente, del governo, o più esattamente dell’Ufficio Statale per l’influsso sul clima (pudicamente detto, parliamo pure di Ufficio per la manipolazione del clima, che è meglio).

che cosa c’è di più facile? i cinesi ci lavorano da anni, e – ad esempio – per la festa nazionale del 1. ottobre, sessantesimo anniversario della instaurazione del regime comunista, era stato facile ottenere l’effetto contrario e garantire con un apposito bombardamento chimico, che le nuvole e la pioggia non guastassero la cerimonia.

ora che l’acqua manca, enormi quantità di sostanze chimiche vengono lanciate nella notte nelle nuvole, per indurle a condensarsi e a regalare alla cittá assetata la sospirata pioggia.

ma, come dovrebbe dirsi se fossimo in Italia e non in un paese dove domina l’ateismo di stato come unica religione ufficiale, “troppa grazia, Sant’Antonio”.

qualcosa va storto, e su Beijing, invece della pioggia ristoratrice, cadono più di 16 milioni di tonnellate di NEVE!

traffico in tilt, 200 voli cancellati, cittadini al gelo, che battono i denti perché l’accensione del riscaldamento non è stata ancora autorizzata, solo dal 15 novembre; peggio, la nevicata imponente provoca dei blocchi alla erogazione della corrente elettrica.

e nelle strade già bloccate da lunghe code, anche i mezzi pubblici si fermano, aumentando la paralisi caotica.

ora è polemica, in quel paese dove Mao Dse Dong ha saldamente impiantato il nichilismo di stato e il China Daily scrive addirittura di “arbitraria decisione del governo” che ha colpito gli interessi del popolo.

nuvole minacciose che si addensano sul regime?

ma no: basterá un altro bombardamento chimico e anche il malumore popolare si scioglierà come neve al sole…

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* * *

il senso delle barzellette si rovina se le si spiega; a volte succede lo stesso anche a volere spiegare il senso di un post.

4 comments 4 Novembre 2009

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