Berlusconi esprime “rammarico e dolore per non aver potuto evitare la sua morte“: e parla di quella di Eluana Ongaro, in stato vegetativo permanente, cioè cerebralmente morta, da 17 anni, come l’autopsia ha confermato.
avrei preferito che avesse detto che gli dispiace non aver saputo evitare la morte di Stefano Cucchi, invece, un ragazzo vivo nel momento in cui è morto.
come succede a tutti, a meno che non cadano nelle grinfie dello stato etico che vorrebbe imporci di agonizzare senza limiti di tempo e di lascirci morire solo quando siamo già morti da un pezzo.
Stefano Cucchi, un ragazzo ammazzato da fedeli servitori dello stato e da medici del servizio sanitario nazionale.
tanto più che ha la responsabilità politica di quella morte, come capo del governo che dirige carceri e ospedali .
ma la morte di Cucchi non ha peso mediatico, e la pietà di Berlusconi va solo ai morti celebri o resi celebri per forza.
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del resto Berlusconi scriveva alle suore: che cosa volete che dicesse?
forse si aspettava che quelle rispondano:
“Silvio, se tu fossi stato qui, Eluana non sarebbe morta!” (Vangelo secondo Silvio, 11, 21)
ma anche se le suore dicessero così, parlerebbero necessariamente del momento dell’incidente, in cui si è spenta per sempre la coscienza di Eluana, non di quando si è staccata la spina che manteneva artificialmente in vita il suo corpo pressoché insensibile.
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Berlusconi ha aggiunto che le cure date le suore al corpo di Eluana sono “un esempio da seguire per me“, “lontano dai riflettori e dal clamore in cui invece sono immerse le nostre giornate“.
e naturalmente si è messo sotto i riflettori per dirlo.
eh, sì le giornate di Silvio sono sotto i riflettori, e le nottate sotto i videotelefonini della D’Addario.
avrebbe fatto meglio a fare subito il miracolo, un altro fra i tanti a cui ci ha abituato, senza troppe ciance che ci costringono a ricordarcelo non come santo taumaturgo, ma come uomo prodigio del bordello.










